Asus Eee 2 anni dopo



Oggi parliamo di netbook come se avessero fatto parte della nostra esperienza informatica da sempre ma…chissà quanti di voi ricordano quando, solo un paio di anni fa, la presentazione del’Asus Eee fece scalpore. Fino a quel momento i portatili di piccole dimensioni erano riservati alla fascia alta, anzi altissima, delle aziende produttici, veri e propri gioielli di miniaturizzazione a prezzi inversamente proporzionali alla loro minutezza. Con l’Eee, invece, l’Asus portò sul mercato un prodotto completamente diverso…economico, semplice, robusto, quasi rude nella sua essenzialità. Eppure fu subito un successo di tali proporzioni che si ebbe la sensazione che fosse stata esaudita una richiesta che il pubblico aveva per tanti anni tenuta repressa.

Io fui tra i primi acquirenti italiani  dell’Eee 4G, quello da 7″ per intenderci. Ricordo ancora i febbrili consulti tra colleghi di lavoro per scoprire dove si potesse comprare, le ricerche in rete per leggere recensioni ed accertarsi che si trattasse comunque di un vero computer, i ragionamenti se fosse possibile convivere con uno schermo così piccolo. Tutti dubbi che si dissiparono immediatamente quando lo trovai in negozio e lo comprai senza indugio.

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Da allora molte cose sono cambiate. I netbook si sono trasformati da piccoli computer “da soma” a sofisticati purosangue che per prezzo, caratteristiche ed estetica non hanno più nulla da invidiare ai loro fratelli maggiori, i notebook. Qualche volta mi chiedo se esiste ancora qualcuno che, oltre a me, continua ad usare con soddisfazione quel primo Eee da 7″. Ecco allora l’idea di questo articolo…a distanza di quasi due anni da quell’acquisto, vorrei fare una recensione “postuma” di questo piccolo pezzo di storia e raccontarvi come grazie ad esso siano cambiate alcune mie abitudini informatiche.

I computer sono un po’come i linguaggi di programmazione, teoricamente si può fare tutto con tutti ma in realtà alcune cose si fanno decisamente meglio con uno che con gli altri. Dunque voglio sfatare subito il falso mito che con l’Eee da 7″ non si potesse fare quasi nulla. Io ci ho lavorato con un programma agli elementi finiti, ci ho giocato ad Openarena ed Urbanterror, ci ho programmato, ci ho scritto un libro, ci ho visto film e ci ho scaricato con emule…non c’è nulla che non ci abbia fatto o che non ci possa fare. Detto questo, però, non nego che ci siano cose che ci si fanno discretamente ed altre che si facciano solo con grande dispendio di energie.

Certo, uno schermo da 7″ è piccolo ma, a dire il vero, non è neanche quello il disagio più grande. Personalmente ho trovato l’assenza dell’HD e la sostituzione con una scheda SD il vero limite dell’Eee. La scheda SD ha tempi di reazione nettamente più lunghi, specie in fase di avvio o di salvataggio compaiono dei momenti di pausa a lungo andare logoranti…non c’è che dire, in questo l’Eee insegna la dote della pazienza. Frutto di questa scelta progettuale è anche la carenza cronica di spazio sul disco…4 Gb di disco interno e 4 Gb di scheda di espansione richiedono una grande parsimonia nell’installazione dei programmi. Eppure, anche in questo caso, c’è il risvolto positivo di sapere sempre cosa si ha installato e perchè.

Ma allora – mi si potrebbe chiedere – perchè ho continuato ad usare l’Eee da 7″ per quasi due anni? La risposta sta nel fatto che, eventualità più unica che rara nell’epoca moderna, si tratta di un computer che ha un’anima. Se oggi un amico si compra un computer, ammesso che la cosa ancora susciti in noi qualche interesse, di certo non lo soddisferemo con la marca od il modello dello stesso. Una marca oggi vale l’altra – spesso sento dire. Ma l’Eee delle origini era diverso. Comprare un Eee voleva dire far proprio un modo di intendere il computer, di usarlo, di sognarlo. Non importa quanti salti mortali io debba fare per eseguire un’operazione sul mio Eee, quando l’avrò conclusa sentirò di averla fatta con uno strumento che mi appassiona, che stimola la mia curiosità informatica. Ancora devo trovare un dispositivo che faccia altrettanto su di me.

l’Eee della prima generazione è stato a mio avviso l’unico vero netbook. Robusto, mi ci sono varie volte seduto sopra senza che sia successo nulla, essenziale, nessun orpello, nessun tasto inutile, nessuna funzione da vetrina, portatile, davvero portatile e non come questi subnotebook da 12″ che tra masterizzatori portatili ed hard disk esterni finisci per portarti dietro una valigetta 24 ore, l’Eee sarebbe potuto diventare il Commodore64 dei tempi moderni se solo la Asus non lo avesse prematuramente tolto di produzione per sostituirlo con una pletora infinita di modelli sempre più chic.

Sono passati quasi due anni eppure niente è ancora riuscito ad emozionarmi come l’Eee da 7″pollici…ah, c’è bisogno di dire che questo articolo è stato scritto su di lui?

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