Blocco dei siti nei risultati di Google attraverso il Chrome “Personal Blocklist”



Google ha rilasciato un’estensione sperimentale per il suo browser Chrome, che consentirà agli utenti di bloccare “le content farm ” nei risultati di ricerca di Google.

Le Content Farms sono quei siti web che si specializzano nella produzione di migliaia di articoli, non importa se di qualità o no, al fine di massimizzare il loro traffico proveniente dalle ricerche, attraverso il meccanismo di apparire cima a un elenco di risultati di ricerca (Serp). Certe volte questi articoli si piazzano meglio rispetto a quelli originali. L’estensione di Chrome “Personal Blocklist” consente agli utenti di eliminare i siti web che non sono desiderati nei risultati di ricerca.

Google prenderà nota dei siti che gli utenti hanno bloccato e potrebbe utilizzare questi dati per la qualità dei suoi risultati di ricerca. “Se installata, l’estensione invia anche le informazioni sul sito bloccato a Google, e studieremo i feedback ricevuti in modo da usarli come un potenziali segnali di ranking per i nostri risultati di ricerca,” ha detto Matt Cutts nel suo blog.

Secondo TechCrunch questa nuova funzione non sarà molto utile perché la maggior parte degli utenti non la utilizzeranno mai. “C’è anche la possibilità che le Content Farm rivali possano utilizzare tale strumento per sabotare i loro concorrenti”, aggiunge TechCrunch.

Anche VentureBeat ha affermato che gli utenti “possano bloccare i siti che sono privi di interesse, piuttosto che prendere di mira i risultati della ricerca che sono spam”.

La Personal Blocklist è disponibile anche in italiano: l’utente può personalizzarla a suo piacimento, e può decidere anche di revocare il blocco.

Il problema è che tale strumento sia di più interessante per i produttori di contenuti massivi che per gli utenti delle funzioni di ricerca.

Si possono assoldare migliaia di indiani che per pochi spiccioli possono bloccare i siti dei propri rivali e poi questo non è il più grande scoglio per rimuovere lo spam.

Pensate a quanto spam passa attraverso le Fan Page di Facebook o dall’attività di vendita di backlink.

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