Caso Tenenbaum. Il copyright canta vitto-RIAA, la musica no.



RIAA and Tenenbaum

Viviamo nell’anno 2009.

Per quanto tempo ancora dovremo assistere allo stillicidio cinico e cieco dei mostri deformi e abominevoli creati dal business della musica?

Joel Tenenbaum è uno studente di 25 anni, accusato di aver scaricato e condiviso in rete, trenta canzoni, attraverso il software P2P Kazaa. Ho detto trenta.

E’ successo quattro anni fa. In una storica mossa delle Big Four, che oramai comandano la RIAA a bacchetta, volta a generare il panico multando 40.000 persone. Quelle persone non avevano rubato niente nel senso classico del termine. Sebbene avessero tutte scaricato musica illegalmente, furono tacciate come ladri, messi alla pari di borseggiatori e delinquenti, quando invece non avevano sottratto beni materiali a nessuno. Ma soprattutto, erano l’ennesimo capo espiatorio. Loro pagavano per una cosa che facevano tutti. Loro pagavano per dare l’esempio. Mai cosa fu più ingiusta nella storia dell’umanità…

E loro pagarono, pagarono tutti, tutti tranne Joel. Joel Tenenbaum decise di sfidare le quattro potenti case discografiche che oggi si nascondono dietro un impietoso anonimato. Come se nessuno conoscesse il loro nome… le case discografiche nel mondo sono “solo” quattro… le altre si possono considerare solo etichette indipendenti.

Ieri le quattro etichette più grandi del mondo hanno vinto la loro ennesima battaglia. La legge è con loro: non si viola il copyright.

Joel Tenenbaum dovrà pagare 675.000 dollari. Sì, avete sentito bene. Seicentosettantacinquemiladollari. Per aver scaricato e condiviso in P2p trenta canzoni. Altro che capo espiatorio, è una vera e propria condanna! La vita di uno studente di fisica, che ha fatto quello che avevano fatto tutti gli altri studenti, sarà condizionata per sempre. Come quella di un delinquente, un assassino, un avanzo di galera .

Le record label, loro sì che dimostrano di amare la musica. Chissà se si sono mai chieste se questi atti di giustizia frammentaria, così arbitrariamente dispotici e violenti, giovino davvero alla musica. Di certo non a loro… la crisi della musica, e i numeri lo hanno dimostrato, è stata inventata da loro. La gente non acquista cd, ma la musica non è in crisi. Sono solo i loro dischi rotondi ad esserlo. La gente ascolta musica continuamente, dappertutto, con passione, condivide, ascolta, fa ascoltare, ama, la musica. La musica, mai quanto oggi, è divenuta l’identità stessa delle persone. Potremmo dire di vivere nel periodo di maggior fioritura della musica, per il modo veloce e facile con cui questa circola. E’ l’accessibilità alla musica a determinarne i periodi di crisi. Un mondo fatto esclusivamente di pay-per-music, come quello auspicato dalle major, quello sì che segnerebbe la crisi della musica, forse addirittura la fine…

Spero, per il bene della musica, in un futuro più giusto.

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  • 30 canzoni 675.000 mila dollari?????eh si e poi siamo noi i ladri…non loro che chiedono 40euro per un dvd e 675.000 mila dollari come rimborso ad un ragazzino per aver scaricato una 30ina di canzoni

  • solare

    e’ davvero aberrevole come la legge abbia due o piu’ pesi e piu’ misure..come al solito si puniscono i piu’ deboli in maniera sproporzionata,mentre i ….ricchi oltre a dettare legge la fanno sempre franca…con questa sentenza vogliono intimidire e ridurre la liberta’ e non permettere a chi non puo’ di poter ascoltare musica….io non credo in dio ma a volte mi chiedo se il diavolo si insidia dentro queste persone assetate di guadagni e potere,….difendiamoci se possiamo l’unione fa la forza

  • Trace

    “Quelle persone non avevano rubato niente nel senso classico del termine. Sebbene avessero tutte scaricato musica illegalmente, furono tacciate come ladri, messi alla pari di borseggiatori e delinquenti, quando invece non avevano sottratto beni materiali a nessuno.”

    Ma siamo matti?
    Vorrei porre una domanda a Voi paladini della musica libera:
    Come credete di mantenere gli artisti?
    Con l’amore?
    La musica va pagata, ma si ha anche il diritto di non pagarla e di conseguenza non possederla o ascoltarla.
    Chi ruba è un ladro.
    Chi scarica ruba.
    Chi scarica è un ladro a tutti gli effetti.
    VERGOGNA!!!

  • madster

    Salve Trace, la questione posta dall’articolo è molto dibattuta, e non solo fra ragazzini. Si può dire che “l’era Napster” abbia aperto numerose questioni irrisolte fra intellettuali e uomini di cultura. Non penso che se la questione fosse così semplice da potersi risolvere con un ladro/non ladro, docenti universitari ed eminenti saggisti avrebbero sprecato qualche pagina a proposito. Eppure tutti sappiamo non essere così.

    Una prima distinzione va fatta nelle innumerevoli sfumature della parola “ladro”. Il ladro è colui che ruba una mela, ma anche colui che ruba 200 lingotti d’oro a Fort Knox. La pena deve essere necessariamente diversa: sottrarre la mela a un contadino non è l’equivalente di 200 lingotti. Fin qui, ci siamo. Ma il furto è inevitabilmente “meno” grave se l’oggetto del furto è un oggetto “replicabile”. Se sottraggo un disco a te, tu non potrai più ascoltarlo, il contadino non potrà più mangiare la mela, ed il legittimo proprietario non avrà più i 200 lingotti d’oro. Se invece io sono in grado di copiare la mela, il legittimo proprietario potrà ancora mangiarsela.

    Non c’è dubbio che si tratti di un “furto”. Ma è meno grave dei lingotti e persino della mela. Per tali ragioni la pena dovrebbe essere adeguata. Non è giusto che una persona paghi il furto di un mp3 come se avesse rubato 200 lingotti a Fort Knox. Quindi la questione è innanzitutto questa. Il peso della giustizia.

    Gianni Sibilla, che non è certo un pirata, ma uno dei maggiori studiosi dell’argomento in Italia, scrive:

    “Il rifiuto netto delle tecnologie digitali ha spinto l’industria a una serie di azioni che rientrano in una logica di criminalizzazione di fenomeni come il file sharing che hanno colpito le organizzazioni pirata ma anche gli utenti finali, i consumatori della musica. Certamente questa logica, che si è espressa in una possente retorica della pirateria costruita con campagne sui media e azioni legali repressive, ha motivazioni reali e tutt’altro che comiche. Ma ha spesso ottenuto un effetto contrario, colpendo duramente l’immagine stessa dell’industria.

    In effetti viene considerato pirata chi masterizza una compilation per una festa e chi copia duemila copie del cd di Vasco Rossi per rivenderle.

    Certo oggi i giovani dimostrano un minore attaccamento al Cd, rispetto ai giovani del passato. Ma d’altro canto la pirateria ha permesso di aiutare a far conoscere e a diffondere capillarmente la musica in gruppi sociali che non hanno un potere d’acquisto sufficiente per ottenere “legalmente” tutta la musica che vorrebbero.

    Insomma la copia dovrebbe favorire la diffusione e quindi spingere gli ascoltatori a diventare consumatori.”

    Parole di Sibilla, che non è certo un promotore di quella “musica libera”, ma un saggiusta che si limita ad analizzare il fenomeno.

  • Trace

    Ogniuno ha le sue opinioni, io rimango dell’opinione che se il download gratuito è autorizzato dall’artista non è un furto, come ad esempio hanno scelto di fare i Nine Inch Nails per alcuni loro album, se invece il file sharing non è autorizzato dall’artista è un furto, e chi lo fa è un ladro.
    Sul principio da te enunciato, quando vai in vacanza, potrei starmene a casa tua, dato che non ti priverei di nulla, dato che non ci sei.
    La proprietà privata è appunto privata, e posso entrare a casa tua solo se mi autorizzi.
    Esistono tanti “studiosi” e “intellettuali” ma aspetto di sentire il loro pensiero quando prenderanno piede gli e-book e si potranno scaricare illegalmente i loro libri.
    Quando non venderanno più una copia e andranno a cercarsi un altro lavoro, spiegherò loro, che devono essere contenti, perchè il download illegale gli permette di essere famosi e duvulgare il loro pensiero.

  • madster

    Fin qui non ci piove… ma si duscuteva sulla “gravità” del furto..

    Non esattamente: potresti costruirti una casa identica alla mia, e occuparla, questo si.

    Ti invito a leggere questo bell’articolo del Corriere su un tale di nome Paulo Coelho. Uno dei primi a capire le nuove logiche del mercato. Ebbene no, i vecchi schemi non funzionano più.

    http://www.corriere.it/spettacoli/08_marzo_04/coelho_la_pirateria_che_aiuta_b15d8b2c-e9bc-11dc-b9a0-0003ba99c667.shtml

  • madster

    -io rimango dell’opinione che se il download gratuito è autorizzato dall’artista non è un furto, come ad esempio hanno scelto di fare i Nine Inch Nails per alcuni loro album, se invece il file sharing non è autorizzato dall’artista è un furto-

    Fin qui non ci piove… ma si duscuteva sulla “gravità” del furto..

    -Sul principio da te enunciato, quando vai in vacanza, potrei starmene a casa tua, dato che non ti priverei di nulla, dato che non ci sei.-

    Non esattamente: potresti costruirti una casa identica alla mia, e occuparla, questo si.

    -Esistono tanti “studiosi” e “intellettuali” ma aspetto di sentire il loro pensiero quando prenderanno piede gli e-book e si potranno scaricare illegalmente i loro libri.-

    Ti invito a leggere questo bell’articolo del Corriere su un tale di nome Paulo Coelho. Uno dei primi a capire le nuove logiche del mercato. Ebbene no, i vecchi schemi non funzionano più.

    http://www.corriere.it/spettacoli/08_marzo_04/coelho_la_pirateria_che_aiuta_b15d8b2c-e9bc-11dc-b9a0-0003ba99c667.shtml

  • Trace

    Un furto per me rimane un furto, non esiste gravità maggiore o inferiore, un individuo che commette un reato è mer me un delinquente, come lo è nella maggior parte dei paesi civilizzati.

    Se Coelho, già ricco da 100 miglioni di copie vendute nel mondo, sceglie di regalare i libri on line, lo fa per sua scelta.
    Se la tecnica dello scaricare per poi comprare funziona in determinati paesi, non è così in Italia, come non lo è in tanti paesi enormi dove regna l’illegalità giustificata in mille modi come stai cercando di fare tu.
    Un reato è un reato, un furto, più o meno grave, è sempre un furto.

    Il copyright alimenta autori e case produttrici, che con i ricavati hanno modo di investire su nuovi talenti.
    Con meno ricavati non ha senso investire.

    Non ci si può lamentare se in classifica va solo Laura Pausini o gli 883… coloro che acquistano un prodotto votano, e scelgono l’artista di riferimento, le case discografiche sono pur sempre società che devono produrre utili, e sanno benissimo che non lo faranno con musica jazz o rock di un certo tipo, perchè quel target è abituato all’illegalità…

    riflettete prima di rubare o incitare al furto….

  • madster

    “Un furto per me rimane un furto”

    E chi ha detto che non lo è. L’articolo mette in discussione la “pesantezza” della pena, non l’esistenza o meno del furto. Stiamo parlando di 675.000 dollari per 30 canzoni. Un ladro che entra in un negozio e taccheggia due cd, verrebbe probabilmente rilasciato il giorno dopo…

    “Se la tecnica dello scaricare per poi comprare funziona in determinati paesi, non è così in Italia”

    Questa è la tua “impressione”. Condivisibile peraltro. Ma esistono altri punti di vista. Quello che stiamo vivendo oggi non è la prima volta che accade. Negli anni ’80 il registratore magnetico dava alle persone la possibilità di “copiare” le audiocassette. Forse qualcuno particolarmente attaccato a principi etici e legali non ha mai registrato una copia illegale. Ma la storia la conosciamo tutti. Le audiocassette impazzarono fra i giovani e i meno giovani, la maggior parte di essi si sbizzarriva a copiare canzoni per creare compilation personalizzate. Quale fu l’effetto? L’effetto fu una maggior circolazione della musica. Ovvero maggiore circolazione della cultura musicale. Le persone si “appassionavano” alla musica, perché per la prima volta avevano l’occasione di ascoltarla, e con più facilità. La diffusione della New Wave, del Punk, del Grunge, devono molto, moltissimo, forse tutto il loro successo alla semplice diffusione “non autorizzata” fra i giovani appassionati. Gli artisti di questi generi “di nicchia” divennero famosi in tutto il mondo. Se avessero aspettato la diffusione delle loro canzoni via “radio” avrebbero potuto aspettare in eterno (ben nota la corruzione delle radio operata dalle etichette discografiche attraverso la pratica della payola).
    Se le “Big Four” (le quattro major della musica) vedono la pirateria come un pericolo, è proprio perché grazie alla pirateria, le loro concorrenti, le etichette indipendenti prendono il sopravvento.

    Diffondere la musica significa democratizzarla. Dare a chi merita il giusto spazio.

    E’ sbagliato, a mio vedere, pensare che l’ascolto di un cd falso precluda l’acquisto di un cd originale. Anche in Italia la diffusione della musica produce appassionati. E sono gli appassionati a riempire le sale da concerto, gli stadi, a comprare le magliette e i cd.

    “Il copyright alimenta autori e case produttrici, che con i ricavati hanno modo di investire su nuovi talenti”

    Il copyright in Italia ha raggiunto livelli grotteschi. La SIAE impone regole assurde che rendono la vita difficile a chiunque volesse diffondere musica in qualunque modo. E gli introiti non arrivano quasi mai agli artisti. Una interessante puntata di report chiarisce bene l’organizzazione e il magna magna che c’è dietro: http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E90082,00.html .

    Inoltre gli artisti emergenti, se dovessero contare sulle case discografiche, rimarrebbero emergenti a vita. Una canzone commovente di Claudio Lolli (uno dei più grandi cantautori italiani), racconta il suo provino alla “EMI” in maniera semplicemente esemplare: http://www.youtube.com/watch?v=ExFkEeBYbNg . Per fortuna che parecchi anni fa mi capitò una sua canzone nella compilation di un amico, oggi, a distanza di dieci anni, ho tutti i suoi cd. Probabilmente, se non fosse esistita la pirateria, oggi avrei tutti i cd di Laura Pausini o dei Backstreet Boys. Perché non avrei avuto modo di conoscere altro. Chiamami ladro. Sono solo un amante della musica, di quella bella, della libertà di sceglierla, e di amarla.

    Questa è la mia esperienza, ovviamente ognuno è libero di restare della sua opinione, e la rispetto.
    Saluti.

  • madster

    “Un furto per me rimane un furto”

    E chi ha detto che non lo è. L’articolo mette in discussione la “pesantezza” della pena, non l’esistenza o meno del furto. Stiamo parlando di 675.000 dollari per 30 canzoni. Un ladro che entra in un negozio e taccheggia due cd, verrebbe probabilmente rilasciato il giorno dopo…

    “Se la tecnica dello scaricare per poi comprare funziona in determinati paesi, non è così in Italia”

    Questa è la tua “impressione”. Condivisibile peraltro. Ma esistono altri punti di vista. Quello che stiamo vivendo oggi non è la prima volta che accade. Negli anni ‘80 il registratore magnetico dava alle persone la possibilità di “copiare” le audiocassette. Forse qualcuno particolarmente attaccato a principi etici e legali non ha mai registrato una copia illegale. Ma la storia la conosciamo tutti. Le audiocassette impazzarono fra i giovani e i meno giovani, la maggior parte di essi si sbizzarriva a copiare canzoni per creare compilation personalizzate. Quale fu l’effetto? L’effetto fu una maggior circolazione della musica. Ovvero maggiore circolazione della cultura musicale. Le persone si “appassionavano” alla musica, perché per la prima volta avevano l’occasione di ascoltarla, e con più facilità. La diffusione della New Wave, del Punk, del Grunge, devono molto, moltissimo, forse tutto il loro successo alla semplice diffusione “non autorizzata” fra i giovani appassionati. Gli artisti di questi generi “di nicchia” divennero famosi in tutto il mondo. Se avessero aspettato la diffusione delle loro canzoni via “radio” avrebbero potuto aspettare in eterno (ben nota la corruzione delle radio operata dalle etichette discografiche attraverso la pratica della payola).
    Se le “Big Four” (le quattro major della musica) vedono la pirateria come un pericolo, è proprio perché grazie alla pirateria, le loro concorrenti, le etichette indipendenti prendono il sopravvento.

    Diffondere la musica significa democratizzarla. Dare a chi merita il giusto spazio.

    E’ sbagliato, a mio vedere, pensare che l’ascolto di un cd falso precluda l’acquisto di un cd originale. Anche in Italia la diffusione della musica produce appassionati. E sono gli appassionati a riempire le sale da concerto, gli stadi, a comprare le magliette e i cd.

    “Il copyright alimenta autori e case produttrici, che con i ricavati hanno modo di investire su nuovi talenti”

    Il copyright in Italia ha raggiunto livelli grotteschi. La SIAE impone regole assurde che rendono la vita difficile a chiunque volesse diffondere musica in qualunque modo. E gli introiti non arrivano quasi mai agli artisti. Una interessante puntata di report chiarisce bene l’organizzazione e il magna magna che c’è dietro: report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E90082,00.html .

    Inoltre gli artisti emergenti, se dovessero contare sulle case discografiche, rimarrebbero emergenti a vita. Una canzone commovente di Claudio Lolli (uno dei più grandi cantautori italiani), racconta il suo provino alla “EMI” in maniera semplicemente esemplare: youtube.com/watch?v=ExFkEeBYbNg . Per fortuna che parecchi anni fa mi capitò una sua canzone nella compilation di un amico, oggi, a distanza di dieci anni, ho tutti i suoi cd. Probabilmente, se non fosse esistita la pirateria, oggi avrei tutti i cd di Laura Pausini o dei Backstreet Boys. Perché non avrei avuto modo di conoscere altro. Chiamami ladro. Sono solo un amante della musica, di quella bella, della libertà di sceglierla, e di amarla.

    Questa è la mia esperienza, ovviamente ognuno è libero di restare della sua opinione, e la rispetto.
    Saluti.

  • Trace

    Mi sembra di leggere una visione molto utopica del mondo,
    Innanzitutto l’articolo di Report è decisamente incompleto e fazioso sulla gestione SIAE, che non è certo una onlus, ma è possibile conoscere i loro meccanismi informandosi sul loro sito o presso le loro sedi.

    Un autore di musiche o di testi, con un contratto con una (oh mio Dio!) major, ha una sorta di stipendio e agevolazioni nel creare e produrre musica, quei soldi non vengono certo da un disco che ancora deve uscire, o che probabilmente quando uscirà non venderà nemmeno il 10% del capitale investito.
    Quei soldi provengono dai 12/24 di diritto d’autore che le case discografiche guadagno per la vendita dei loro prodotti.
    Un artista sotto etichetta indipendente è spesso costretto a scendere a compromessi, dato che nessuno ha soldi, mer mantenersi è costretto a fare un altro lavoro.

    La musica è cultura, ma non un diritto.
    NON E’ UN DIRITTO.
    E’ UN DOVORE PAGARE CIO’ CHE SI VUOLE.

    Scaricare e rendere disponibile allo scambio materiale protetto di copyright è ben più grave del furto di una mela, che è una e irriproducibile.
    Rendere disponibile al file sharing un brano significa produrre danni inquantificabili all’autore e alla casa discografica.

    Non ho più voglia di spiegare questi principi, che a me sembrano semplici e basilari.

    Per produrre un album servono un minimo di 10-30.000 euro.
    Se un artista vuole diffondere la sua cultura ha il diritto di decidere di diffonderla gratuitamente.
    Ma allora nel tuo mondo libero e democratico soltanto i ricchi potrebbero permettersi di produrre musica, e si avrebbe, come in certe dittature, la musica di stato.

    Dato che in Italia, Spagna e Grecia c’è il più alto tasso di pirateria, mi auguro che queste sanzioni aumentino, e che aumentino i controlli.

  • madster

    Abbiamo visioni diverse perché abbiamo evidentemente esperienze diverse.
    Lei pensa alla musica come a un frigorifero, o ad una lavastoviglie, una fonte di denaro. Eppure non è così. Se un ladro ruba una lavastoviglie, lo fa perché è spinto dal desiderio di arricchirsi. Se ruba una canzone, lo fa per il desiderio di sapere, di conoscere. La differenza è alla base delle nostre divergenze.
    Lei può continuare a pensarla come vuole… nel frattempo il mondo sta cambiando. Il 2009 è stato l’anno del primo “Partito Pirata”, nato in Svezia (che non è la Grecia l’Italia e nemmeno la Spagna da lei citati, ma uno dei paesi più invidiati e civili d’Europa, forse del mondo). Il partito svedese “Pirat Partiet” ha guadagnato un seggio nel Parlamento Europeo con il 7,1% di voti svedesi.
    Paolo Coelho mette su emule i propri libri nei paesi dove è meno conosciuto. E i giovani, per farsi conoscere, fanno lo stesso.
    Vuoi sapere perché?
    Perché i canali tradizionali sono stati “comprati” da chi aveva più soldi. Perché viviamo in un mondo corrotto.
    In un mondo ideale, allora quello che dici sarebbe giusto.
    Ma purtroppo la casa discografica di XXX paga la radio per mandare sempre le stesse canzoni. E le persone devono a loro la propria ignoranza perché radio e televisione non trasmettono altro.
    La pirateria nasce dalla payola, dalla corruzione del vostro mondo perfetto.

    Il mondo sta cambiando, e mi rendo conto che per qualcuno è difficile comprenderlo.

  • Trace

    Che tristezza, penso solo al vile denaro…
    e chi mi può spiegare come un artista che dovrebbe produrre cultura dovrebbe riuscire a incidere dischi, distribuire e pagarsi da mangiare, nel vostro meraviglioso mondo di cultora e pirateria?

    Per Coelho, con 100 milioni di copie vendute, è una sua nobile scelta il fatto di lasciare libera l’illegalità dei suoi libri.
    Le radio e le televisioni mettono quello che si vende, non quello che viene scaricato e che non produce nulla.
    Nel Vostro meraviglioso mondo di cultura e pirateria come ci si guadagna da mangiare, saccheggiando i supermercati perche il cibo è un diritto?

    Qui non si tratta di divergenze di pensiero, ma di incitamento all’illegalità in base a principi che portano solo verso la distruzione.

    Quando qualcuno sarà in grado di spiegarmi concretamente come un artista può guadagnarsi da mangiare dato le sue opere sono un diritto dell’umanità sarò soddisfatto.

  • madster

    Il cd non viene più acquistato per ascoltare la musica. E non è colpa dell’illegalità, ma del fatto che non si usano più i cd, ma gli mp3. Tuttavia, i cd vengono ancora venduti, eccome, ma come oggetti da collezione.

    Si smaterializza la fonte di guadagno primaria della musica, quella del supporto, ma non scompaiono i guadagni.
    Gli artisti continueranno a guadagnare suonando, negli studi di registrazione o dal vivo, guadagneranno dall’affluenza alle sale da concerto, dal numero di appassionati che acquisteranno i loro cd, cd che non sono più supporto, ma una confezione, un pezzo unico, un box speciale nel quale l’artista mette un pò del su dna. L’emozione che si prova nello sfogliare le pagine di un cofanetto cd, non è replicabile con nessuno strumento informatico.

    L’artista tende a barattare il copywright con la sua notorietà. E l’unico modo che ha di farsi conoscere è distribuire la sua musica in ogni modo.

    Facciamo alcuni esempi che con la musica non hanno nulla a che fare.

    Nell’informatica abbiamo il caso Adobe Photoshop. Un programma che deve tutto il suo stratosferico successo alla “notorietà”. Come pensi l’abbia guadagnata? Si tratta di un software posseduto dalla stragrande maggioranza dei giovani, eppure il suo costo, nella versione base è di circa 800€. Photoshop, come la maggior parte dei pacchetti Adobe, Microsoft e svariati altri esempi, hanno barattato il copywright con la notorietà. E tu pensi che chi ci sta dietro faccia la fame? Non direi, non solo questi software guadagnano cifre astronomiche dalle aziende che li implementano (che devono necessariamente avere le licenze, l’alter ego dei concerti dove il pubblico deve necessariamente avere il biglietto), ma la loro incredibile notorietà, guadagnata in gran parte grazie alla pirateria, li ha imposti come “best in class”, i cui concorrenti si contano sulla punta delle dita.
    Si tratta di un New Marketing, dove la comunicazione, la diffusione, il passaparola, la penetrazione nelle case della gente vale più di qualsiasi pubblicità.

    Più o meno è così che funziona.
    Chi ne paga le spese è quello che produce il Cd. La casa discografica appunto. Perché il cd, nel passaggio da “supporto essenziale per ascoltare la musica”, a “box da collezione”, inevitabilmente vende di meno. Ma il musicista avrà maggiori possibilità, grazie ad Internet, di raccogliere consenso, e quindi appassionati, e quindi copie vendute, e quindi folla ai propri concerti.

    Ti ripeto. Dieci anni fa, in una audiocassetta pirata mezza mangiata e in rovina, ascoltai per caso una canzone di Claudio Lolli… oggi ho tutti i suoi cd (originali) e ho visto numerosi concerti, se non l’avessi ascoltata ora avrei tutti i cd dei Thake That o dei Backstreet Boys.

    I musicisti continueranno a guadagnare, se saranno bravi abbastanza, capaci di creare seguito e appassionati.

  • Trace

    Guarda caso io lavoro nel settore, e, dopo aver sentito tutte queste stronzate da te, posso assicurarti che vivi nel mondo dei puffi.
    Dato che hai una snc sai che dovrai assumerti personalmente le responsabilità del materiale pubblicato su questo portale.
    E così sarà…

  • madster

    Io non penso di averti mai mancato di rispetto, ne utilizzato parole forti come “stronzate”. Ho cercato di mantenere una certa cordialità e un dibattito aperto.

    Tuttavia mi hai offeso ripetutamente senza prendere nemmeno in considerazione “una” riga di quello che ho scritto.

    Continuare un dibattito in questi termini non ha senso. Passare alle minacce poi… direi che è addirittura assurdo, ma stiamo scherzando?

    Leggiti l’articolo 10 della Costituzione. O credi che anche quello faccia parte del mondo dei puffi?

  • madster

    ovviamente intendevo l’articolo 21, -_-‘ mi hai fatto impuffolare!

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