Colloquio di lavoro e il vostro profilo Facebook



In America si sono verificati alcuni casi abbastanza preoccupanti: durante alcuni colloqui di lavoro è stato chiesto l’accesso Facebook del candidato.
Detta così si potrebbe pensare che si intenda un “mi dia per cortesia l’indirizzo del suo profilo su Facebook”;
invece si tratta di un “mi dia il suo nome utente e password del suo account facebook.com”.

Anche se siete una delle persone che con Facebook ci fa poco o niente, facilmente vi gireranno i 5 minuti per la questione in linea di principio: la mia vita privata non c’entra con il lavoro, puoi sicuramente farti un’idea su di me sulla base di quello che vedi in publico ma andare a spiocciare in mezzo ai messaggi che mando ai miei amicietti mi pare non c’entri con  le mie abilità ingegneristiche.

Ecco alcune possibili risposte:

“Guardi le do l’indirizzo del mio profilo Linkedin, li potete trovare tutte le informazioni riguardanti alla mia professionalità.”

“Ci tengo particolarmente alla mia privacy però il mio profilo pubblico è facebook.com/mio_nome, li potete vedere comodamente quello che ho reso pubblico”

“è davvero necessario per il proseguo del colloquio?”

Ovviamente se insistono, forse è il caso di tornare a cercare qualche altro annuncio di lavoro.

Cose che vi conviene fare in ogni caso:

Nei casi più normali in cui vi chiederanno il semplice profilo potete fare 2 cose:

1) asserire bellamente di essere uno delle 3 persone che non sono su Facebook, nel frattempo però avrete cambiato il vostro nome con il nomignolo delle elementari e messo come avatar Bart Simpson oppure avete disabilitato la possibilità di essere trovati tramite lo strumento cerca di facebook.

2) preparare una bella timeline (in italiano il diario) mettendo solo link interessanti per il lavoro e occultando/eliminando i post dove i vostri amici vi taggano sulle solite cazzate. Tenete conto che la Timeline si presta benissimo a falsificazioni farie visto che potete creare eventi all’uopo con la data desiderata.

In ogni caso, al di là di tecniche da social-ninja, ricordatevi di usare lo strumento con il buon senso: scrivere pubblicamente è come gridare in piazza dove per caso passerà il vostro capo. Magari evitate dire che il capo è un coglione per poi attaccarvi al diritto di libertà di espressione, c’è gente che per quel diritto ha sacrificato la vita e non l’ha fatto esattamente perché tutti possano dire cazzate…

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