Come funziona internet?



La usiamo quotidianamente ma non ne conosciamo tutti gli aspetti: ecco come è fatta e come funziona internet.

Tutto quello che ci interessa è che internet funzioni sempre e sia veloce: del resto, spesso, poco ci importa e comunque chissà quali diavolerie ci sono dietro, contorte e difficili da capire.
In realtà, i concetti di base di internet sono estremamente semplici e geniali, per niente complessi nella loro struttura.
Capire come funziona internet ci può essere utile? A volte si, perché non sempre le nostre difficoltà di connessione sono dovute al nostro computer o alla linea con il nostro provider: spesso anzi sono dovuti a malfunzionamenti che si verificano più a monte. Non potremo risolverli, ma almeno sapremo il perché delle cose.

Internet non è sempre stata così come la vediamo oggi. Come molte delle cose che hanno migliorato la vita dell’uomo nel corso della storia, anch’essa nasce da propositi militari che sono poi sfociati in oggetti e tecnologie di uso più o meno comune anche in ambito civile.

Di seguito lo schema di Internet, allora chiamato Arpanet, così come era nel 1974, quando i nodi interconnessi erano solo poche decine e non gli attuali miliardi.

arpanet

ARPANET (Advanced Research Projects Agency Network), l’embrione iniziale di Internet, vede la luce ben 40 anni fa per soddisfare una necessità delle forze armate americane: mantenere una rete di comunicazione informatica anche nel caso venga perso uno dei nodi a causa di un evento bellico come un attacco nucleare.
Così, alcuni fanno risalire la data al 2 settembre 1969, quattro calcolatori dell’Agenzia di Ricerca Avanzata posti uno nell’Università di Santa Monica, uno nell’Università di Berkeley, uno allo Stanford Research Institute e uno nell’Università dello Utath sono entrati in comunicazione per la prima volta tra loro, usando una nuova tecnologia chiamata Packet Switching (grossolanamente tradotto “reindirizzamento dei pacchetti”).

In base a questa tecnologia, le informazioni vengono suddivise in frammenti più piccoli e poi inviate a un altro nodo della Rete, basando la scelta sulla sua vicinanza con quello di destinazione. Questo primo nodo a sua volta, controllerà l’indirizzo del destinatario e tratterrà il pacchetto se è indirizzato a se stesso o lo inoltrerà di nuovo, seguendo lo stesso schema, se è indirizzato a un altro nodo della Rete.
Da qui sorge anche la necessità di identificare univocamente tutti i nodo connessi in Rete mediante un indirizzo: nasce il protocollo IP, che assegna ad ogni computer un indirizzo composto da quattro numeri compresi tra 1 e 254 (lo 0 e il 255 sono riservati rispettivamente per indicare tutta la Rete o sottorete e il broadcast).
Questo, insieme al protocollo TCP che indica come i pacchetti di trasmissione devono essere composti e inoltrati, origina il famoso protocollo congiunto TCP/IP che è la base stessa della Rete Internet.

Sono trascorsi ormai 5 anni e, nel 1974, ARPANET si allarga a numerosi centri di ricerca e università americane ed europee e prende il nome di Internet.

I SERVIZI
L’uso che facciamo noi oggi di Internet è possibile perché nel tempo sono nati diversi servizi, ognuno per permettere un’operazione diversa.
I primi sono stati i servizi più semplici e immediati, come la possibilità di comunicare via posta elettronica e di inviare e ricevere file a distanza.

Il Web era ancora da venire, ma si potevano consultare documenti testuali non interconnessi, allo stesso modo in cui possiamo ora aprire file di testo in una cartella del nostro computer.

Aumentando la sua portata e i nodi interconnessi, la Rete Internet ha iniziato a trovare anche l’interesse commerciale di grandi aziende, fino a quando qualcuno non ha pensato di rivendere la propria connessione anche al pubblico privato, pochi anni dopo la nascita del Web.

Questo ha origine da una proposta di Sir Tim Bernes-Lee, allora in forze al CERN di Ginevra, per la consultazione da remoto di ipertesti, cioè di testi interconnessi mediante collegamenti. Inizialmente si trattava sempre di semplici documenti di testo come agli albori di Internet, ma la novità stava proprio nel fatto che fossero interconnessi tra loro: un documento poteva approfondire quanto era solo abbozzato in un altro al quale veniva collegato mediante appositi ipertesti.
Questi ipertesti sono poi entrati a far parte di un nuovo standard (oggi mantenuto dal
W3C o WWW Consortium), che detta le regole dei linguaggi HTML e XML con cui si costruiscono le pagine Web e che, con il tempo, si è espanso fino a permettere l’uso di immagini e altri elementi multimediali.

Di seguito il primo Server Web: il computer NeXT usato da Sir Tim Bernes-Lee al CERN di Ginevra per lo sviluppo della tecnologia.

primo_web_server_next

LA RETE DELLE RETI
Questa definizione è quella che meglio di tutte definisce Internet nella sua essenza attuale. Quando ci colleghiamo, comunichiamo con un computer del nostro provider che gestisce una sottorete di relativamente modeste dimensioni. Questo server funge da gateway per tutti i computer da cui riceve la connessione, quelli nelle nostre case.
Ogni
provider dispone di più server di questo tipo, quindi è in grado di gestire a sua volta più sottoreti. I server dei provider costituiscono a loro volta una sottorete collegata a nodi più a monte, tra loro interconnessi per mezzo di grandi cavi in grado di scavalcare gli oceani e per mezzo di collegamenti via satellite.

Quando il browser ci mostra una pagina Web che abbiamo richiesto, i pacchetti che la compongono hanno percorso probabilmente migliaia di chilometri, toccato decine e decine di altri computer e sono stati ricomposti pazientemente dal nostro PC per rendercela visibile.

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  • bentornato!!! ottimo articolo

  • un articolo ben fatto e accurato; qualche parola di troppo che merita un chiarimento anche per gli “incivili” come gateway o broadcast, ma per il resto è perfettamente comprensibile.

  • Grazie musikele
    In origine le parole di difficile comprensione linkavano a pagine di wikipedia dove veniva approfondito l’argomento ma chi amministra il sito ha rimosso i link, togliendo valore all’articolo, per motivi che non comprendo ne condivido.

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