Continua l’odissea del dominio sex.com



Il dominio più costoso del mondo, sex.com, doveva essere messo all’asta a marzo.
Ma nel frattempo sono state diverse le vicende che hanno bloccato il verificarsi di questo evento, e alla fine sex.com non è stato ancora venduto.
L’asta è stata infatti bloccata poco prima della data fissata, il 18 marzo, a causa di un’azione legale di uno degli investitori, che possiede una quota di Escom.
Si tratta di Mike Mann, che ha investito su sex.com, attraverso una quota nella società che possiede il dominio dal 2006, la Escom, appunto.
Escom pagò per il celebre dominio la cifra record di 14 milioni di dollari, come descritto in un precedente articolo, cifra finanziata da diversi creditori, tra cui DOM Partners.
L’investimento non è però andato benissimo, e qualche tempo fa DOM Partners ha chiesto che il dominio venisse messo all’asta per recuperare il denaro impiegato.
L’asta era già fissata, ma poco prima è intervenuto un altro investitore di Escom, Mike Mann, che possiede una quota in Escom. Una società di Mann è inoltre creditrice di Escom.
Un’azione legale ha così bloccato l’asta di sex.com, un giorno prima che avvenisse.
Ed ora, l’ultimo episodio della serie: Mann avrebbe intenzione di donare la sua quota di investimento alla PETA,
l’associazione americana che si occupa dei diritti degli animali.

Per la PETA si tratterebbe di un’occasione per continuare la sua linea di promozione, basata su spot e iniziative provocanti ed incentrate sulla bellezza femminile.
La PETA aveva infatti richiesto la donazione del dominio a DOM Partners, inviando alla stessa una lettera.
L’associazione è famosa per gli spot, proposti anche per il Superbowl e spesso censurati.
Nella richiesta si ricordava la possibilità di ottenere una deduzione fiscale per tale donazione, oltre al beneficio che il dominio potrebbe portare alla promozione della dieta vegana, di cui l’associazione è sostenitrice.
Il risvolto economico non è trascurabile: Mann avrebbe accettato di donare la sua quota di sex.com alla PETA, in cambio di una deduzione fiscale di 50 milioni di dollari.
Ma la decisione in merito alla deduzione spetta all’autorità preposta; negli USA si tratta dell’IRS, l’agenzia che si occupa delle tasse.
Sicuramente vi saranno nuovi aggiornamenti in questa articolata vicenda.

Annunci sponsorizzati:
Condividi su Facebook Condividi su Twitter!

Pinterest