Cosa i navigatori italiani non vi diranno mai



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Anche se fornire i propri dati via web  non sembra più creare particolari preoccupazioni, si tratta ancora di un passaggio molto delicato.

Una recente ricerca su Privacy on line e permission marketing infatti chiarisce che se si toccano ambiti legati alla sfera economica e reddituale si possono ottenere tassi di abbandono che arrivano fino al 57% dei casi.
In particolare, sembra che i navigatori nostrani siano allergici alla richiesta di dati legati al reddito e ai conti correnti (propri o della famiglia), alla composizione del nucleo familiare ed alla tipologia di abitazione, alle domande sul tempo libero e sul titolo di studi (altri aspetti sono importanti, ma meno decisivi).

Sarà forse la nostra atavica diffidenza nei confronti di tutto ciò che è riconducibile alle tasse? O la scarsa fiducia verso chi chiede questo tipo di informazioni. E’ un fatto però che moltissime persone, a meno che ciò non sia adeguatamente motivato, di fronte a domande di questo tipo abbandonano spesso il form di turno, oppure forniscono dati sbagliati (anche se questo comporta la perdita di offerte vantaggiose).

Interessante anche l’atteggiamento nei confronti dello spamming. Anche se solo il 3% degli intervistati dichiara di non esserne mai stato vittima almeno una volta, gli utenti Internet nostrani non sembrano affatto rassegnati alla cosa. Ben 8 persone su 10 hanno protestato almeno una volta con chi gli spediva messaggi indesiderati o hanno cambiato indirizzo e-mail (quasi 3 su 4 intervistati), oppure hanno filtrato il mittente grazie a sistemi antispam (quasi la metà dei casi).

La ricerca poi conferma la nostra diffidenza verso i pagamenti on line con carta di credito (un intervistato su due dichiara di averne paura), la preoccupazione che qualcuno tracci i siti visitati durante la navigazione o che i contenuti delle conversazioni via chat possano essere memorizzati “da qualche parte” (un utente su tre).

Solo il 20% circa degli intervistati ammette di non sapere nulla delle norme sulla Privacy e conferma di ignorare sistematicamente l’informativa. All’altro opposto, c’è però un 10% circa di navigatori (che equivale a circa 2,5 milioni di persone) che non solo dice di leggere l’informativa, ma ne conserva anche una copia!

Altro argomento molto sentito, soprattutto dagli intervistati con figli, è la tutela della Privacy dei minori. Molti a tal riguardo sarebbero disposti ad ammettere anche delle misure coercitive forti.

E’ possibile scaricare gratuitamente il report completo collegandosi al sito Mag News all’indirizzo: www.mag-news.it/privacy2009.htm

Fonte: www.mag-news.it

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