Dragon Age II: il dolce ed amaro frutto made in Bioware



Dopo mesi dall’uscita del seguito, ho finalmente preso in mano il coraggio di scrivere una recensione sul gioco. Chi ha adorato il primo Dragon Age non può essersi lasciato scappare il seguito, e ancor più difficilmenten non può non essersi lasciato scappare qualche segno di sdegno circa alcune lacune neanche troppo lievi.

Sunto della trama: il nostro eroe/eroina, Hawke, scapperà dai prole oscura che hanno distrutto il suo villaggio, perdendo però uno dei due fratelli (questo a seconda della classe che decideremo di intraprendere) e facendo un patto con la strega Flemmeth, vecchia conoscenza seppur decisamente molto più sexy e accattivante rispetto al primo episodio. Arrivati a Kirkwall (città dove si svolgerà l’intera vicenda) scopriremo di aver perso la villa di famiglia a causa di uno zio poco furbo e poco onesto e verremo coinvolti nelle vicende criminose della cittadina per aprirci la strada lungo una lenta risalità per riportare onore alla nostra famiglia rimanendo coinvolti nostro malgrado in vicende sempre più complesse che coinvolgeranno in particolar modo i personaggi principali e diverse fazioni presenti: la Chiesa, che avrà un ruolo quasi predominante, ed un gruppo di Qunari insediatosi in città.

Il gioco presenta una grafica decisamente migliorata che fa uso delle ultimissime librerie DirectX permettendo però anche a chi è rimasto alla 9 (sicuramente a causa di Windows XP) di godersi effetti grafici niente male e nettamente migliori rispetto al predecessore. I personaggi risultano ben caratterizzati sia nell’aspetto che nella personalità e nel background, avremo fra i nostri un nano scaltro, carismatico e truffaldino (nonchè narratore della vicenda), una maga elfa bandita dal villaggio natio, uno schiavo fuggito… e vecchie conoscenze fra cui Anders (ex custode grigio) e Isabela (piratessa antiviana muy caliente). Incontri col passato non mancheranno minimamente e saranno fra l’altro influenzati da eventuali salvataggi di DA: Origins caricati all’inizio della partita, potremmo infanti rivedere Alistair, Zevran e Leliana (purchè siano sopravvissuti!) e scoprire che fine hanno fatto.

L’originalità, tuttavia, termina qui. DAII sembra un gioco realizzato con estrema cura in alcuni punti e di fretta in altri. Facile notare l’uso ed abuso delle ambientazioni interne, ogni volta che entrerete in una grotta accuserete un pesante deja-vu in quanto come vi girerete vedrete le solite stalattiti, le solite rampe rocciose, le solite pozzanghere… e lo stesso discorso vale per gli interni delle case e dei castelli. Altro discorso spinoso viene dall’importanza decisamente ridotta che ha il nostro Hawke nella trama principale, fin troppo lineare per chi era abituato alle scelte decisive del predecessore, questa volta il personaggio avrà diverse scelte di dialogo (esposte in un interfaccia alla mass effect) che possono essere discinte in tre categorie: risposta buona/moralmente accettabile, risposta malvagia e la risposta neutrale/sciocca che non avranno altro obbiettivo se non quello di dare al nostro eroe un assetto da paladino, da tagliagole o da sarcastico buffone (qualuno ha detto Alistair?) e nulla più, la trama sarà plasmabile al minimo e per lo più solo per quanto riguarda le vite dei personaggi giocanti secondari (di cui come sempre decideremo il destino). Certo, volevano ovviare al problema del mondo/marionetta pronto soltanto per essere cambiato a piacimento dall’eroe di turno, ma un po’ più di libertà e di potere in mano al player avrebbe fatto la differenza.

Dragon Age II è un titolo abbastanza vasto, divertente e forse anche un buon seguito, ma lascia un po’ l’amaro in bocca se pensiamo al suo predecessore.

Annunci sponsorizzati:
Condividi su Facebook Condividi su Twitter!
Pinterest