Facebook: censura e ban se si promuove Google+



Frequenti problemi relativi alla cosiddetta “privacy”, diffusione di virus, dipendenza patologica da social-network, sfarzose funzionalità che si rivelano non funzionanti e rischiose per la privacy (come il riconoscimento facciale, che non distingue neanche l’amministratore delegato di Facebook da sua sorella) e, per finire, le dichiarazioni del fondatore di Facebook di “volere mangiare carni di animali cacciati esclusivamente da lui” … per diventare vegetariano. Il marchio Facebook ha, alle sue spalle, numerose parti meschine, senza contare il come è avvenuta la nascita del social-network: rubando un’idea dei gemelli Winklevoss, quella di creare una community online per l’università di Harvard. Nonostante tutto, questo “giovane” di 27 anni continua ad essere popolare e a guadagnare soldi, sebbene senza alcun merito.

L’ultimo episodio increscioso riguardante Facebook è successo nelle scorse settimane, quando lo sviluppatore Michael Lee Johnson ha creato un account Google+ e ha deciso di promuoverlo utilizzando il servizio pubblicitario di Facebook. Come risposta a questo gesto, lo staff del social-network ha rimosso l’inserzione e disabilitato l’account dello sviluppatore. Inoltre, tanto per versare ulteriore benzina sul fuoco, l’azienda Facebook ha dichiarato che gli utenti hanno molti altri luoghi dove discutere di Google+. Cioé pubblicizzare qualcosa a favore di una presunta concorrenza è un fatto eticamente e pacificamente accettato dalla Rete.

La mossa di Facebook, oltre a risultare poco elegante, nonché poco aperta al confronto leale, lascia trasparire un profondo timore, da parte dell’azienda, che Google+ possa superare in popolarità Facebook. Se lo staff di Palo Alto dimostra certi timori, si intuisce che considera Google+ come un prodotto qualitativamente superiore allo stesso Facebook, pertanto come un potenziale pericolo agli affari dell’azienda di Palo Alto. Tuttavia, Facebook, invece di migliorare il servizio di social-networking offerto, utilizza tutte le mosse più o meno sleali possibili per contrastare Google+. Segno che lo staff di Facebook non ha a cuore la qualità del servizio offerto agli utenti, ma solo e solamente il guadagno. E che, per quest’ultimo, è disposto a compiere qualunque azione, persino pervenire a censurare tutti i messaggi che trattano di servizi della concorrenza. Tutte mosse da “neo-proibizionismo”. Il “giovanotto” forse non ha capito che bannare a volte è un’azione a proprio danno, come una lama a doppio taglio.

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