Formazione a Distanza e Second Life



Mondo virtualeIn questo articolo prendiamo in esempio le sperimentazioni effettuate tramite Second Life in termini di formazione a distanza, per definire il rapporto tecnologia/metodologia, che e’ in effetti il maggior pregio ed il peggior difetto di TUTTE le applicazioni della FAD.

Senza annoiare con inutili particolari tecnici, la tecnologia che supporta Second Life e’ estremamente impegnativa da gestire anche per i migliori elaboratori elettronici, e di conseguenza, come succede con una coperta troppo corta, occorre decidere di volta in volta se “coprire le spalle”, cioe’ andare a dare risalto alla qualita’ della elaborazione grafica – essenziale per un buon livello di coinvolgimento emotivo – ma a scapito della velocita’ di interazione e di risposta, o al contrario se “coprire i piedi”, cioe’ andare a dare risalto alla velocita’ di interazione e risposta a scapito ovviamente della verosimiglianza grafica e del conseguente coinvolgimento emotivo.

Il limite di questo tipo di strumento e’ risultato, di fatto, non tanto il definire se il signor Tale fosse effettivamente presente dietro al proprio PC [poche, mirate domande da parte di un formatore esperto sono in grado di individuare con una certa precisione le caratteristiche dell’interlocutore e verificarne quindi l’identita’], quanto se il signor Tale riuscisse a SENTIRE CORRETTAMENTE l’audio trasmesso o a SEGUIRE FISICAMENTE gli altri partecipanti senza che il proprio Avatar restasse inchiodato sul posto o muovendosi “al rallentatore” rispetto al gruppo.

L’idea di Second Life nasce piu’ come elemento di ricreazione che come elemento di formazione, e con diversi esperimenti ne sono stati testati i limiti e la portanza.

Nelle menti di alcuni teorici della formazione, la tecnologia di Second Life avrebbe potuto sostituire il modello formativo del cosiddetto “Outdoor Training”, cioe’ della formazione esperienziale vissuta all’esterno dell’ambito lavorativo, mettendosi alla prova fisicamente e mentalmente nell’ottica di rafforzare lo spirito di gruppo nell’affrontare collettivamente paure e resistenze inconsce, alimentando la capacita’ di interazione e la fiducia reciproca fra i membri di uno stesso staff.

Ma, come successe con le prime piattaforme di gestione della formazione a distanza, che altro non erano che “terminali stupidi” di riproduzione di contenuti, ci si e’ resi conto che il momento di incontro collettivo in un’aula e’ un passo IMPRESCINDIBILE per la verifica dell’apprendimento, ugualmente con le sperimentazioni effettuate su Second Life ci si e’ resi conto che le interazioni possibili fra Avatar virtuali non potevano in nessun modo supplire al tipo di apprendimento esperienziale vissuto in prima persona, con l’aggravante, come spiegato prima, della mancanza di una tecnologia sufficiente nemmeno a supportare un livello accettabile di interazione.

In sintesi, gli esseri umani sono “animali sociali”, e NESSUN sistema elettronico potra’ MAI supplire IN TOTO la necessita’ del contatto e dell’interazione fisica, nel migliore dei casi potra’ essere un “mezzo di estrema facilitazione della trasmissione” dei dati e delle CONOSCENZE, ma non un reale portatore di COMPETENZE, che e’ il fine ultimo di un corretto processo di sviluppo formativo.

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