Fotografie più vere del vero



La frontiera attuale nel campo della fotografia digitale si chiama Hdri. Si tratta di una tecnica che permette di combinare più fotografie, scattate con valori di esposizione differenti, per creare l’immagine con un intervallo dinamico  estremamente ampio in grado di apprezzare praticamente l’intera gamma di valori di luminosità che si riscontrano nel mondo reale, da un sole pieno fino alle ore più scure. Le citazioni in cui un fotografo vorrebbe poter catturare un intervallo dinamico molto ampio sono frequenti. Ad esempio il paesaggio con il terreno scuro ma il cielo chiarissimo, o l’interno di una chiesa con vetrate policrome molto luminose ma le pareti totalmente in ombra.

Ci sarebbero fotocamere digitali  non sono in grado di catturare in un unico stato una gamma estesa di valori di luminosità: di conseguenza il fotografo deve scegliere se  bilanciare l’esposizione sul cielo oppure sul terreno, sulle finestre oppure sulle pareti. Il risultato è, inevitabilmente,una perdita significativa, se non totale, di dettagli nelle zone non correttamente scosse, che nelle fotografie appariranno rispettivamente troppo chiare o troppo scure. Grazie alla nuova tecnica è possibile superare questa limitazione. L’idea di base è quella di effettuare scatti con la medesima inquadratura ma con valori di esposizione differenti, in modo da riuscire a catturare per ogni punto della valori corretti dell’illuminazione, e poi fonderli in un’unica immagine prelevando da ciascuno Stato l’informazione opportuno. La prima rudimentale applicazione di questa tecnica, effettuata con tecniche puramente fotografiche di sovrapposizione di scatti su pellicola, risale agli anni 30. Il primo software a sfruttarla invece Radiance sviluppato nel 1985 da Greg Ward. Questi è un programma di modellazione capace di calcolare i livelli luminosi in maniera fisicamente corretta e di salvarli in un formato di immagine sviluppato appositamente, che sfrutta la rappresentazione , immobile per memorizzare valori della luminosità. I formati tradizionali non permettono infatti di trattare il necessario intervallo di valori, dato che impiegano una rappresentazione a numeri interi sfruttando 24 bit per pixel. Con 8 bit si possono rappresentare al massimo 256 valori, mentre per le gradazioni di luminosità effettivamente percepiti ,una gamma enormemente più ampia.

Un altro momento chiave nello sviluppo di questa nuova tecnica arrivò nel 1997, quando Paul Devebec presentò al Siggraph un algoritmo che permetteva di elaborare una serie di fotografie convenzionali e fonderle in una singola immagine con l’evoluzione della tecnica è continuata nel corso degli anni e oggi questa non solo trova applicazione nel campo della fotografia digitale, ma è anche molto comune negli effetti speciali dei film e nei giochi. Con i moderni software di modellazione si possono infatti usare immagini panoramiche a 360° ,confronti di illuminazione per ottenere rendering estremamente realistici, dato che queste immagini contengono anche le informazioni sulla posizione sull’intensità luminosa del sole e di eventuali lampade. Le sorgenti luminose e i loro riflessi sulle superfici lucide diventano molto più brillanti e vicini alla realtà, proprio grazie al range molto ampio della luminosità. Per quanto riguarda l’impiego della nuova tecnica da parte dei fotoamatori, oggi esistono diversi applicativi, dal costo spesso assolutamente abbordabile, che permettono di unire foto con differenti esposizioni creare un’immagine corretta. Dato che gli attuali sistemi di visualizzazione stampa non sono in grado di rendere alla gamma dinamica di un’immagine, questi programmi consentono anche di riportarla in quella, più ristretta, di una classica immagine a 24 bit e di salvare poi i risultati in un formato tradizionale, senza perdita di qualità visiva.

Una parte dei moderni software di fotoritocco è in grado di creare un’immagine Hdr e applicare il tone mapping, ma non sempre permettono di ottenere un livello di qualità raggiungibile con gli applicativi ad hoc.

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