Google Play, i motivi dietro al rebranding dell’Android Market



Una delle maggiori lamentele che si è sempre mossa contro Google e il suo “mondo mobile” è lo scarso impatto in termini di app e, per gli sviluppatori, di rendimenti. Perché? Secondo Andy Rubin, numero uno dei progetto Android, i consumatori non vedono la piattaforma Android come un ecosistema, cosa che invece vedono e riconoscono in iTunes Store di Apple: un luogo completo dove acquistare film, giochi, applicazioni e musica.

E’ in questo contesto che Google ha rinominato il suo store da Android Market e Google Play. L’idea è che i consumatori possano percepire più chiaramente che, proprio come iTunes, Google Play è un posto dove cercare film, musica, applicazioni o libri.

Google lo sa, nel mondo del mobile c’è una guerra di ecosistemi e deve per questo motivo fare in modo che Android sia sempre più interessante. Con il rebranding dell’Android Market si pone molta enfasi sulla natura globale del servizio, con la speranza che tutta una serie di utenti, precedentemente associati al concetto di Android Market come un posto dove scaricare applicazioni gratuite, possano iniziare a pensare di acquistare anche tutta una serie di altri contenuti.

Ora il Google Play permette infatti agli utenti di accedere a tutti i loro contenuti, come le applicazioni Android, ovviamente, che però sono diventate solo una piccola parte dell’intero ecosistema Android. Anche il sito web di Google Play è parte di questo ecosistema, dato che ti permette di fare acquisti anche di fronte al computer, non necessariamente con uno smartphone.

La cosa principale che ora Google deve fare è quella di dare una maggiore coerenza internazionale quando si tratta di disponibilità di servizi e semplicemente di vendere di più, in modo che le persone possano diventare sempre più consapevoli del servizio.

Annunci sponsorizzati:
Condividi su Facebook Condividi su Twitter!
Pinterest