Guadagni online: serve una posizione fiscale?



Girano su Internet una miriade di siti e annunci che invogliano sempre più a provare questi nuovi metodi di guadagno sparsi per la grande rete. Pay per Click, annunci, sondaggi ed articoli remunerati sembrano essere davvero “lavoretti a tempo perso convenienti”.

Inanzitutto in tali circostanze è bene essere cauti e non immediatamente sottoscrivere la prima offerta che “luccica su Internet”, esistono infatti, purtroppo, parecchie proposte stilate opportunamente per raccogliere dati personali degli utenti incauti o, peggio, che chiedono soldi all’utente per “fantomatici servizi o guadagni facili”, quindi è sempre lecito, se si è interessati a questo tipo di servizi, assicurarsi concretamente dell’affidabilità degli stessi, valutare che ciò che vi propongono rispetti completamente le leggi vigenti del vostro paese e possibilmente scegliere sempre i più diffusi e conosciuti sulla rete informandosi prima in vari blog e forum.

Oltretutto è bene prima prestare attenzione a dove ci si registra, tali dati infatti, una volta immessi in rete, vengono archiviati e in qualche caso non si ha l’effettiva cognizione di chi li archivia, a che scopo e se li elimini effettivamente dietro una nostra richiesta esplicita.
Ovviamente non si fa di tutta l’erba un fascio, sono numerosi anche i  servizi seri e affidabili.

bilancia

Ammesso che ci si è accertati di ciò è necessario prendere in considerazione un altro aspetto. Posso tranquillamente ricevere soldi e svolgere questi “lavoretti” online senza nessun tipo di posizione fiscale? Il consiglio vivo è quello di informarsi prima presso  un commercialista sul tipo di servizio che si intende svolgere e su eventuali adempimenti.
Tirando giù qualche considerazione, invece  è noto che le leggi fiscali vigenti nel nostro paese sono istituite per il monitoraggio del traffico del denaro al fine ovviamente di applicare le relative imposte. Appare quindi plausibile e scontato che l’ introito periodico generato anche da un servizio che si presta in rete, in mancanza di espliciti riferimenti, viene considerato retribuzione lavorativa a tutti gli effetti.

Se ciò fosse così (la conferma non spetta a me ma ad una persona più competente) si renderebbe necessario l’ apertura di una partita iva e di adempiere a tutti gli altri oneri rivolti ai lavoratori autonomi. Lo stesso Google Adsense (famoso servizio di introiti per internet) consiglia ai propri utenti di informarsi ed eventualmente adempiere ad ogni procedimento fiscali, difatti occorre ricordare che non è l’ente che gestisce il servizio che deve regolarizzarvi in quanto non figurate loro dipendenti ma, se l’ipotesi di prima fosse corretta, lavoratori autonomi a tutti gli effetti.

Se avete intenzione di intraprendere queste strade quindi è sempre meglio prima informarsi!!

Annunci sponsorizzati:
Condividi su Facebook Condividi su Twitter!
  • Da quello che ho capito io nei vari forum, oltre ad avere la partita iva si deve essere segnati alla camera di commercio perchè si vende spazio pubblicitario, così come i cartelloni della pubblicità sulle strade e questo comporta essere commercianti e questo comporta pagare 2600 euro, o giù di lì, all’anno di inps. Sempre da quello che ho capito io in giro per internet!

  • Se così fosse allora tutti gli utenti che ad esempio pubblicano articoli su questo sito dovrebbero avere la p.i. perchè fruitori degli introiti di adsense… In realtà credo che ci sia differenza in base ai guadagni ricevuti. Ma concordo sul fatto che chi ci campa.. veramente di queste cose.. vuol dire che ha delle entrate importanti che necessitano dell’intervento di un commercialista.

Pinterest