Guai virali su Facebook: Heineken NON supporta i combattimenti con i cani



Come introduzione a questo articolo faccio qualche doverosa precisazione a titolo di totale trasparenza:

1) Sì: mi occupo di viral marketing per aziende ma questo non vuol dire che le difenda a prescindere quando fanno porcate di vario ordine e grado.

2) Non sono iscritto a Greenpeace, ma agli animali ci voglio tanto bene anche se non scrivo status tipo “preferisco gli animali alle persone” 3 volte al giorno.

3) …la Heineken è l’esatta antitesi della birra che bevo di solito (scura e trappista).

Veniamo al fattaccio: da qualche tempo circola su Facebook una foto che ritrae un locale dove si sta tenendo un tristissimo combattimento tra cani con tanto di pubblico ghermito di spettatori. In mezzo al pubblico campeggiano le bandiere verdi della nota marca di birra.

La foto sta circolando con una nota fortemente polemica secondo la quale la Heineken patrocina i combattimenti di cani. La nota tuona contro la multinazionale disposta a tutto pur di far soldi. Il tutto senza dare ulteriori indicazioni su come e dove si sia verificata queste deprecabile iniziativa. Di lì in poi scatta il consueto invito a boicottare il marchio Heineken.

La cosa mi lasciava alquanto perplesso, specialmente dopo che avevo partecipato ad una conferenza in cui veniva sviscerata la campagna di qualche anno fa “are you still with us?”: come facevano le stesse persone che avevano avuto idee così brillanti, anche quando si trattava di bere responsabilmente (come in questo spot il cui protagonista guarda caso è proprio un cane), a supportare una attività universalmente riconosciuta come deprecabile?

Così mi sono preso la briga di informarmi in maniera un po’ più approfondita e dopo una rapida googlata, saltano fuori vari articoli internazionali che spiegano l’accaduto.

La foto risale a svariati anni fa, lo staff della Heineken ne era al corrente e sapeva di non aver mai supportato la cosa.
Heineken non si è presa la briga di prendere le distanze immediatamente dalla foto proprio per il fatto che temeva si sarebbe scatenato l’effetto contrario: sarebbe suonata come una implicita ammissione di colpa (in 2 due parole: coda di paglia).

Al recente esplodere della cosa Heineken ha fatto un po’ di più dal semplice prendere le distanze: ha trovato il locale – situato in Mongolia -, una volta raggiunto telefonicamente il proprietario del locale è saltata fuori la prevedibile verità…
“la sera prima c’è stato un evento completamente diverso organizzato dalla Heineken e le bandiere sono rimaste là per semplice dimenticanza”.

Ora, chiunque tradisca la moglie asserirà di non averlo mai fatto, a meno che non si diverta a pagare gli alimenti;
analogamente Heineken in questo caso potrebbe sostenere una balla per salvare la faccia.

In questo caso per stabilire quale sia la verità  non è necessario pensare se un’azienda possa essere o meno etica, basta fare due semplici conti del vile denaro.

Innanzitutto: a cosa serve una sponsorizzazione?

Una sponsorizzazione di solito fa parte di un progetto più ampio, le così dette campagne pubblicitarie. Le campagne pubblicitarie possono avere finalità diverse, in casi come la Heineken – senza star lì a disaminare questioni di brand sentiment etc – servono a rendere più simpatico il prodotto ai potenziali consumatori.

Il criterio è quindi “a più persone sto simpatico, meglio è”.

Empiricamente possiamo arrivare all’elementare concetto che “non possiamo stare simpatici a tutti”, lo vediamo tutti i giorni quando la gente litiga furiosamente su Apple vs Linux vs Microsoft etc…

Adesso prendiamo in considerazione le azioni che ha fatto Heineken:

1) organizza l’Heineken Jamming Festival
2) fa campagne in cui si parla di amici spensierati
3) fa campagne a favore del bere responsabile.

Escludiamo per un attimo il terzo punto: si potrebbe benissimo asserire che Heineken è obbligata a fare spot del genere.
Rincariamo la dose e diamo per assunto che tutti i concerti di Pearl Jam, Vasco, 30″ to Mars, siano tutti fatti con un piano volutamente manipolatorio e ipnotista nei confronti dei poveri consumatori.

A questo punto tracciamo due insiemi:

1) da una parte quelli che vanno ai concerti
2) dall’altra quelli che vanno a scommettere sui cani

Secondo voi, quale dei due insiemi ha più elementi?

Tra l’altro quelli che appartengono al primo non hanno certo una buona impressione degli appartenenti al secondo, quindi sarebbe una ragione sufficiente per rendersi antipatica la Heineken. Supponiamo per semplicità che Heineken abbia dalla sua il seguito dei Pearl Jam; secondo voi, se lo giocherebbe per vendere 3 birre a 4 imbecilli che scommettono sui cani?

Il mio paragone per altro non è esagerato per semplice dimostrazione retorica: conoscete un gruppo che sostenga cose deprecabili come le scommesse sui cani che abbia un seguito al pari di Vasco?
È lapalissiano che stiamo parlando di milioni di persone contro una sparuta minoranza, in quanto sparuta è – per l’appunto – non redditizia.

Come vedete, non si sta parlando di buoni sentimenti ma di pura e semplice matematica contabile…

Se cercate “Heineken Dog Fight”  troverete vari articoli che spiegano l’accaduto, questo è uno dei tanti:

http://www.dailydot.com/business/heineken-dog-fight-viral-image/

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