L’Anarchia dei social network liberi



Si parla spesso dei social network, ma ancor più di Internet, come veri strumenti di democrazia o ancor più di strumenti in grado di realizzare il processo democratico.
Internet è senza dubbio uno spazio libero dove le idee circolano liberamente, dove ci si incontra, si dibatte, si prende coscienza dei problemi e si acoltano le mille voci di chi ha una soluzione da proporre.

Ma cos’è questa Democrazia? Difficile dare una risposta certa, ogni Nazione ha trovato la sua forma più o meno funzionale alle proprie esigenze. La Democrazia è lo strumento con cui il popolo si organizza per governarsi.
Dandosi poi delle leggi definisce le regole su come certe cose possano o non possano essere fatte.
I social network sono invece sempre più spesso il luogo dove queste regole democratiche vengono ignorate sull’onda degli effetti mediatici.
Un esempio concreto permette di focalizzare meglio questo tipo di comportamento presente nei social network. Poniamo il caso in cui ci si trovi a dover realizzare opere urbane magari anche di interesse generale: le regole del processo democratico prevedono che sia presentato un progetto, che chi voglia obiettare abbia un determinato periodo di tempo per presentare ricorsi, che varie commissioni esprimano pareri favorevoli in base ai suoi impatti ambientali e urbanistici, che rispetti leggi locali e nazionali e che, solo dopo tutte le necessarie autorizzazioni, tutto sia pronto per iniziare il lavoro. Superati fino all’ultimo questi giusti paletti che un ordinamento democratico mette in campo.

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Accade sempre più spesso che alla fine salta fuori qualcuno che non è daccordo: questo crea un comitato, una pagina su Facebook, un blog e raccoglie sostenitori alla sua idea contraria creando un movimento nell’opinione pubblica che si opponga al progetto che era stato democraticamente presentato.
Il tutto ovviamente fuori tempo massimo rispetto al processo democratico, al di fuori appunto dal corretto agire democratico.
Ora, come chiamare questa insubordinazione alle regole democratiche? Anarchia?

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  • Non capisco nè i contenuti nè l’utilità di questo articolo. Bisognerebbe invece riconoscere ad internet e ai social network un potere di aggregazione sociale che può essere usato anche nella pubblica amministrazione.
    Per esempio, io curo un sito di una città in provincia di roma, artenaonline.it, e ora ci sono le elezioni. Quale migliore strumento epr dibattere pubblicamente e liberamente sui poteri del paese?

  • gianluca

    molto interessante questo articolo e bel spunto di riflessione anche se non sono daccordo, sarebbe bello che potesse esistere l’idea di democrazia vera e propria del bene comune che quando viene votato dalla maggioranza diventa anche senza discussione cosa positiva per la minoranza ma è una visione democratica per me troppo elevata e a cui siamo troppo lontani e forse neanche troppo buona, secondo me questa anarchia di cui parli te invece è sana contestazione, sana opposizione che porta alla crescita se ascoltata, certe volte è proprio grazie a questo dibattito grazie a qualcuno che la pensa in modo diverso che si riesce a raggiungere il vero bene comune.

    Io non sto parlando di un gruppo di facebook di qualche migliaia di persone che inneggia (faccio per dire)a “sopprimere totalmente le tasse”, è una cosa ridicola e inutile certo questo non avrebbe senso ma se invece ci fosse gente che utilizza i social network per far sentire la loro voce non ascoltata per problemi seri di cui altri scelgono magari senza neanche saperne minimamente al riguardo allora si sono molto utili e andrebbero ascoltati di più e magari come dice jozmile dovrebbero essere gli stessi politici ad utilizzarli per capire cosa pensa la gente e capire i bisogni degli ultimi.

    CASO PERSONALE io e alcuni altri abbiamo appena creato da poco un comitato e una pagina su Facebook per segnalare i servizi di una linea ferroviaria e questo è stato apprezzato dagli stessi dirigenti di questa linea.

  • gianluca

    correggo una cosa nell’ultima parte:
    abbiamo creato la pagina di facebook per segnalare i disservizi non i servizi….

  • Non voglio certo mettere in dubbio che Internet ci abbia dato i mezzi per aprire gli occhi, conoscere i problemi e dibatterne. Non saremmo nemmeno qui a parlare tra sconosciuti se senza questo fondamentale mezzo.

    Mi fa piacere notare che questo articolo abbia sollevato già una discussione. L’obiettivo è proprio di accendere una riflessione sulla questione: fino a che punto possiamo accettare la libertà che ci offre Internet?

    Non mi riferisco a temi come “sopprimere le tasse” che giustamente lasciano il tempo che trovano.
    Ma parlo di casi concreti, anche semplici, come mettersi d’accordo per abbattere un albero. Internet aiuta la discussione, ma poi lo stato democratico prevede regole e tempi per dare o negare il consenso.
    Una volta che la democrazia dello stato si è espressa in un senso, è giusto usare usare questi strumenti esterni all’attuale sistema democratico per cambiare ciò che è stato con regole democratiche deciso?

  • @jozmile

    Dibattere per essere consapevoli è più che giusto e Internet l’ha messo alla portata di tutti (diciamo per ora molti, ma saranno sempre più in futuro).
    Ma alla fine delle elezioni, fino a che punto è giusto sobillare l’opinione pubblica per chiedere un ribaltone di ciò che le urne possono aver espresso?
    E non parlo del naturale lavoro di proposta e vigilanza che dovrà svolgere l’opposizione, che anzi è un valore aggiunto in democrazia.

    Questa è solo una domanda, lecita quindi anche la risposta che la vera democrazia potrebe essere quella di Internet, dove ogni giorno ci si può interrogare e se si è cambiato idea, cambiare anche fatti e regole. Ma siamo pronti a questa libertà?

  • gianluca

    quello che dici te funzionerebbe se ci si sentisse veramente rappresentati dal potere legislativo del nostro paese, ma non è così in Italia ben in pochi si sentono rappresentati e non ancora in meno hanno veramente fiducia.

    Questa non è una vera democrazia come la intendi te perchè non abbiamo neanche la possibilità democratica di esprimere la nostra opinione in merito a chi mandare in parlamento (parlo delle preferenze) se fosse una democrazia ideale come quella di cui parli te allora si che quelle pagine di facebook sarebbero anarchiche ma invece sono solo uno sfogo per chi non può realmente far sentire la sua voce da chi non è rappresentato minimamente in parlamento.

    E si ha senso chiedere un ribaltone perchè quello espresso nelle urne non è stato costituzionale, e attualmente non siamo in vera democrazia.

  • Mi fa piacere Gianluca vedere che sei appassionato al problema, difendendo questo straordinario mezzo che Internet, traspare tutto il tuo senso civico e il tuo desiderio di democrazia dal basso.

    Non posso certo darti torto sul fatto che la democrazia in cui viviamo presenta, in particolare in di questi tempi, molte ombre e penso che le riforme promesse per questo 2010 renderanno ancor più chiuso questo sistema…
    La mancanza di scelta (le preferenze appunto), ma ancor più la cancellazione con il sistema dello sbarramento di partiti che rappresentano milioni di italiani, hanno relegato solo a questi mezzi movimenti che hanno molto da dire e da dare.

    Non sento tuttavia ancora nessun paese pronto per accogliere la super democrazia di Internet, così dirompente e a tutti i livelli che ho appunto chiamato provocatoriamente “anarchia”.
    I popoli hanno bisogno di regole per vivere la democrazia, Internet, al contrario, ha bisogno di NON avere regole per continuare a rappresentare ciò che è.

    (l’ultima frase è leggermente estremizzata per trasmettere meglio il concetto: anche paesi come il nostro, dove la censura su Internet non è una problema percepito, in realtà per accedere a Internet e pubblicare qualsiasi cosa ci si deve sempre ben identificare per legge con nome, cognome, codice fiscale e documento di identità!).

  • @Giancarlo Spadini: parlare qui della libertà di internet a livello mondiale o di influire il governo di un paese tramite internet mi sembra eccessivo.
    Le riporto più o meno la mia esperienza di un paio di anni. artenaonline.it (il link nel commento passato non funzionava) è un piccolo blog che nasce epr idea di alcuni amici: trovare un luogo dove poter parlare dei problemi della città. In poche settimane il blog riceve una popolarità veramente inaspettata: bastano un paio di post sui problemi più sentiti, un paio su un consiglio comunale o sulle formazioni politiche locali e le visite al sito decollano. La cosa più sorprendente è che tramite i post, i commenti, il dialogo con il comune, riusciamo a capire problemi che lì per lì sembrano inspiegabili, riusciamo a dissolvere sospetti (del tipo su sto appalto ce stanno a marcià, oppure il comitato di questa festa lucra) e a crearne altri (del tipo, stavolta su questo appalto ci marciano), riusciamo a pubblicizzare e a creare iniziative per rilanciare il paese. Per fare un esempio riusciamo ad organizzare insieme ad altre persone e ad altri giovani ragazzi un intera estate di manifestazioni musicali e culturali per una città che non ne ha mai avute. Le istituzioni hanno imparato a “temerci”. Noi facciamo informazione libera e indipendente, lo staff del sito è formato da persone apolitiche ma anche da persone schierate politicamente, però l’etica che adoperiamo è rigida. Ecco cosa può fare internet: possiamo fare pressione, possiamo far capire che il popolo non se ne sta lì a far nulla, ma il popolo ha occhi e orecchie attenti.
    Una cosa su tutte: SIAMO RIUSCITI PREVENTIVAMENTE A INFORMARE LA POPOLAZIONE SUL PROGETTO DI UN EVENTUALE INCENERITORE nel nostro territorio comunale. Solo informazione senza sobbillare nessuno. Non ci siamo messi a starnazzare come oche: abbiamo chiesto il progetto, ci siamo informati e abbiamo lasciato la popolazione alla riflessione. E può leggere lei stesso gli articoli. Risultato: progetto bloccato dal sindaco PRESSO LA REGIONE LAZIO.

    Riguardo la democrazia: l’unico mezzo è la partecipazione e la pressione su chi ci amministra. Tendiamo a fregarcene di tutto e poi a lamentarci. Invertiamo la rotta, controlliamo ogni passo di chi noi stessi paghiamo per amministrare. Sarà molto più difficile curare gli interessi personali. Glielo assicuro. Lei crede che sia democratico presentare un progetto in un aula di consiglio senza farlo sapere alla restante popolazione, sia anche quello di un complesso residenziale privato?

    E per ultimo, tornando all’articolo la frase:” I popoli hanno bisogno di regole per vivere la democrazia, Internet, al contrario, ha bisogno di NON avere regole per continuare a rappresentare ciò che è.” secondo me doveva essere integrata nel post. Mi dispiace, ma messo così il post non coglie il senso del suo pensiero.

  • Mi sento di contribuire a questa discussione proponendovi 3 precisazioni che ritengo fondamentali per affrontare questo tema nel modo corretto.

    1) La Democrazia è solo uno strumento e non è, di per se, la soluzione definitiva a tutti i problemi di una comunità, di qualunque tipo essa sia (nazione, condominio, social network, luogo di lavoro, comitiva, etc.). Per dirla tutta, la Democrazia è una forma di governo davvero pessima pur essendo, senza dubbio, la migliore forma di governo che io conosca.

    2) Internet non ha nulla a che fare con la Democrazia. Molti fanno confusione semplicemente perché credono (sbagliando) che concetti come Libertà, Partecipazione e Democrazia siano ESATTAMENTE la stessa cosa. Internet è il luogo per eccellenza delle libertà individuali e della partecipazione/condivisione. Ma la natura della Rete è tutto tranne che democratica: chi di voi ha dovuto essere eletto prima di potersi aprire un sito web? Chi di voi è stato mai invitato a votare per eleggere gli amministratori di Mondo Informatico o il CDA di Facebook? Internet non è democratica e neppure ambisce a diventarlo. Perché Internet NON è strutturata secondo un modello di tipo democratico ma piuttosto in base ad un modello, per molti aspetti, totalmente anarchico, se non addirittura autarchico. E, che possa piacere o no, è così che stanno le cose. Punto.

    3) Non credo che l’utilità di Internet debba e possa essere misurata sulla sua capacità di contribuire a cose come la costruzione di una strada o l’abbattimento di un albero. Il potere della Rete è grande (nel bene e nel male) ma la Rete è nata per ben altri scopi ed ha caratteristiche e modalità di funzionamento proprie che non devono e non vogliono sostituirsi a quelle del mondo reale. E’ normale ed auspicabile che il mondo “reale” ed il mondo “virtuale” trovino sempre più punti di incontro, ma non esageriamo! Criticare Internet perché non è in grado di adempiere le funzioni tipiche di una qualunque amministrazione locale, ha lo stesso senso che ne avrebbe il criticare un consiglio comunale perché… “non è cliccabile”. Si potrebbe anche osservare che, con o senza Internet, nella realtà dei fatti le opere pubbliche non vengono decise dai comuni cittadini ma dalla criminalità organizzata… però questa è tutta un’altra storia. E disquisire sul tema della libertà in Internet è sicuramente più tranquillizzante che chiedersi quanto tutti noi siamo davvero liberi nelle nostre città e persino dentro le nostre stesse case.

    Questo, in sintesi, è il mio pensiero sulla Democrazia online.

    Invece, per quanto riguarda ambiti più specifici come i social network e Facebook in particolare, ho già espresso la mia opinione in un apposito articolo sul mio blog.

    Grazie per l’attenzione.

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