Mary Shelley: la madre di Frankenstein



Oggi, 30 agosto 2010, Google ci propone un altro dei suoi famosi logotipi dedicati ad eventi o a personaggi universalmente riconosciuti come “dei grandi”. E, per chiudere il mese di Agosto, la grande G ha pensato di ricordare una grande scrittrice inglese nata 213 anni fa, dalla cui penna è nato uno dei più importanti capolavori della letteratura gotica di tutti i tempi.

Lei è Mary Shelley, e l’opera, attualissima seppur vecchia di quasi due secoli, è Il moderno Prometeo, più conosciuta come Frankestein.

Nata sul finire del settecento, in un periodo in cui gli ideali illuministici lasciavano spazio a quelli romantici, Mary Godwin (questo il suo nome originale) si avviava alla carriera di scrittrice di stampo tipicamente romantico, a cui però aggiungeva elementi di stampo misterioso, da cui sarebbe nato il genere gotico che avrebbe trovato più tardi con Poe il suo massimo esponente, condizionati anche dalla sua triste vita: vedova del grande poeta Percy Bysshe Shelley ed esiliata socialmente anche a causa del suo essere una donna.

Ed in Frankestein si rivelano tutte le sue riflessioni sull’alienazione che la società impone ai “diversi”, alla volontà dell’uomo, avido di potere, di avvicinarsi sempre di più a Dio e al livello di creatore (da qui il rimando all’eroe greco Prometeo). Un romanzo che ha quindi più chiavi di lettura: da quella fantascientifica a quella sociale, fino ad una strettamente filosofica a accusatoria e pessimista, il tutto scritto sotto la forma di lettere (con ben tre diversi “scrittori” per altrettanti “momenti” del libro). Tanti sono i film, le storie e gli spettacoli teatrali dedicati a Frankestein e alla sua triste storia, ma forse, ciò che davvero può sorprenderci ancora oggi, è il libro originale, scritto da una grande donna che, a 200 anni da noi, già propone temi attualissimi e leggibili senza problemi in chiave moderna.

Per maggiori informazioni sulla scrittrice, la pagina di Wikipedia offre di tutto e di più, sia sulla vita che sulle opere di Mary Shelley.

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