Peer to Peer: la legge Italiana vale anche per i server all’estero



peer-to-peer.jpgIl 1º agosto del 2008,un discusso decreto del giudice per le indagini preliminari di Bergamo ha disposto il sequestro preventivo di PirateBay.org,un server  che funziona da motori di ricerca per il torrent, ordinando agli Isp italiani di filtrare a livello DNS le richieste di collegamento degli utenti.

Come si vedrà più avanti, si tratta di un provvedimento di scarso fondamento giuridico, che rappresenta un grave pericolo non solo per i cittadini estranei all’indagine, ma anche soprattutto per l’industria italiana. Esiste un sito in Svezia che funge da motori di ricerca per i torrent.  I Gestori non esercitano controlli sui contenuti veicolati tramite server. Non si può escludere che anche i cittadini italiani si colleghino a questo sito e non si più escludere che questi cittadini scarichino materiale illegalmente duplicato. Quindi il gestori del motore di ricerca sono consapevoli di concorso nel reato di violazione della legge italiana sul diritto d’autore commesso dagli utenti, e il giudice italiano ha il potere di sequestrare il sito in questione perché sussiste alla giurisdizione italiana. Si tratta di un ragionamento sbagliato per una serie di ragioni, sia giuridiche sia informatiche. In primo luogo,  la legge italiana non consente le indagini penali e ipotetiche. O ha già la prova che qualche cittadino italiano abbia violato la legge, o altrimenti manca la cosiddetta notizia di reato. Viene quindi meno il presupposto essenziale della ragionamento del giudice bergamasco. E’ poi estremamente discutibile il contenuto tecnico dell’ordine emesso dal magistrato: sequestrare risorse di rete straniere imponendo agli operatori di realizzare un vero e proprio sequestro di DNS sarebbe un po’ come voler sequestrare un palazzo francese, bloccando i caselli autostradali che collegano l’Italia con il paese transalpino. Ma alla direttiva europea sul commercio elettronico fa salva la responsabilità del fornitore di servizi di accesso che si limita al mero trasporto dei flussi di dati. Il che fa venir meno le altre due norme invocate dal magistrato a sostegno della sua decisione. In pratica, anche se ci fosse stata una norma che avesse autorizzato il sequestro, non sarebbe stata applicabile a questo caso. Il punto è che una norma del genere non esiste nel codice di procedura penale italiano, dove non c’è traccia della possibilità di eseguire un sequestro preventivo tramite il filtraggio delle richieste di collegamento.

Ma come se non bastassero questi gravi limiti della decisione del magistrato, la Guardia di Finanza di Bergamo, senza alcuna ordine del giudice, ordinava agli Isp di ospitare la pagina che comunica il sequestro su un server di una lobby inglese che tutela gli interessi della industria discografica. Con la conseguenza che tale lobby del copyright avrebbe potuto tecnicamente raccogliere i dati di traffico delle sessioni di collegamento per poi usarle a suo piacimento. Come era ipotizzabile, questo caso ha fatto il giro del mondo ed è stato oggetto anche di una segnalazione da parte della associazione per la libertà nella comunicazione elettronica interattiva al garante dei dati personali per sapere, fermo restando che il merito dell’indagine lo valuterà  la magistratura, se il modo di comportarsi degli investigatori sia rispettoso della legge vigente. Di cosa si tratta.-in poche parole, nell’indagine per la violazione della proprietà intellettuale, i titolari dei diritti avranno il potere di affiancare alla magistratura con proprie strutture investigative. Queste squadre comuni non sono ancora istituite per legge in Italia, ma a quanto pare qualcuno si sta portando avanti con il lavoro. Un altro effetto collaterale  che segue il ragionamento del giudice, non c’è gran differenza tra un torrent e un motore di ricerca qualsiasi. Basta leggere le la descrizione fatta dal giudice nel suo decreto per rendersene conto: in una simile architettura, i server non sono del tutto assenti, svolgendo la diversa ma pur sempre fondamentale funzione di gestire le connessioni tra di utenti .E’ indispensabile, infatti, che l’utente interessato al prelievo o allo scambio di particolari dati sia in grado di sapere se, dove e in quale misura possa reperire il file nel momento in cui si connette alla rete mondiale, accertamento precluso agli ordinari strumenti di ricerca che non sono in grado di localizzare il contenuto dei singoli computer. Tale infatti la funzione del motore di ricerca, che non conserva sul server che lo ospita il file. E allora, se vale questo principio, nessun sito straniero sarebbe al riparo dell’errore giudiziario del genere, ma soprattutto, nessun sito italiano sarebbe immune da provvedimenti analoghi adottati da giudici di altri paesi, che dovessero trovare sgraditi dei contenuti pubblicati in Italia agirebbero nella medesima maniera.

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