Picchia la figlia per avere usato Facebook o perché aveva ben bevuto?



Roma – Voleva vietarle di usare Facebook, così ieri sera, intorno alla mezzanotte, le aveva intimato di spegnere il pc ed andare a letto. Esasperata dal rifiuto da parte della figlia dodicenne, e complice forse qualche bicchiere di troppo, la donna ha cominciato a picchiare a sangue la ragazzina in quella che pare essere solo l’ultima di una lunga serie di liti familiari.
La bimba ha tentato di liberarsi dalla violenza della madre ed è scappata di casa rifugiandosi in un giardinetto pubblico di via Cornelia, nel quartiere Aurelio a Roma. È lì che è stata notata da un passante che ha avvisato la polizia descrivendo quella ragazzina tumefatta e piena di ferite.

 

Questa parte della notizia apparsa su “Il Secolo XIX” on line del 31 agosto 2012.

Sorgono spontanee due riflessioni:

a) a quando un serio controllo dell’età anagrafica degli iscritti;

b) Il titolo apparso su “Il Secolo XIX (Picchia la figlia per aver usato Facebook) è, come spesso accade nella Lingua Italiana usata dai Giornalisti, ambiguo e fuorviante perché sposta un problema (quello della violenza domestica) ad un altro problema (l’apertura incontrollata di Facebook, di fatto, anche a dodicenni).

Spontaneo anche osservare, al di là della denuncia alla madre: dov’era costei all’atto della registrazione della figlia su Facebook?

 

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