Primi cenni sulla programmazione ad oggetti



Le grandi concettuali in campo informatico sono segnate dalla nascita di paradigmi, cioè di modelli che hanno delle ricadute nelle tecniche o nei linguaggi di programmazione con lo scopo di facilitare il compito dei programmatori nella costruzione delle applicazioni software.

Uno dei paradigmi che più ha influenzato e sta influenzando l’attuale costruzione del software, è senz’altro quello indicato con la sigla OOP (Object Oriented Programming).

L’idea della OOP in sintesi è quella di poter vedere l’esecuzione di un programma come l’invocazione di una serie di servizi da parte di oggetti virtuali, in modo molto simile a quanto offrono gli oggetti della realtà, come per esempio lo può essere una calcolatrice, un lettore mp3, una torcia, ecc…

La causa maggiore del passaggio dai classici linguaggi di programmazione procedurali e imperativi come il c, pascal, il basic, il cobol, ecc…, è dovuto principalmente alla necessità di modellare aspetti di oggetti della realtà o immaginari mediante l’utilizzo di oggetti software o appunto oggetti virtuali.

Il concetto di oggetto si è rivelato utile alla programmazione perchè a consentito di scoprire che conviene spesso associare dati e algoritmi che operano sugli stessi dati: è il concetto di incapsulamento di dati e di procedimenti per elaborarli.
Questi procedimenti sono chiamati con il termine metodi o anche operazioni, le vecchie variabili invece prendono il nome di attributi o dati. Questo concetto viene spesso sintetizzato con la seguente formula:

OGGETTI=DATI + METODI

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