Processori quantistici e biologici



Fino a poco tempo fa l’immaginario collettivo era proiettato verso la grande innovazione rappresentata dai computer quantici. Oggi la ricerca ha portato alla progettazione e costruzione di prototipi di processori quantistici e qualcuno azzarda che entro cinque anni il quantum computing sarà realtà.

L’unità di base dell’informatica quantistica è il qubit, che ha la proprietà di poter assumere il valore di 0 e di 1 contemporaneamente (concetto abbastanza difficile da comprendere, che può essere esemplificato dal famoso gatto di Schroedinger).

Meno conosciuta è la branca della ricerca che si occupa dei processori “biologici” cioè basati su filamenti di DNA, che si compongono secondo i canonici legami di adenina, timina, citosina, guanina, dando vita a un’infinità di filamenti possibili.

Secondo chi sta studiando questo ramo, ogni filamento può essere considerato un insieme di informazioni (e infatti ognuno di noi si forma in base alle “istruzioni” presenti nel DNA)  e trattato da microprocessore.

I computer in provetta potranno servire, ad esempio, per essere impiantati in alcuni pazienti per diagnosticare malattie e altri problemi.
L’utilizzo ordinario invece sarà legato alla grande quantità di informazioni immagazzinabile in un filamento, con un dispendio di energia diverso rispetto alle versioni elettroniche dei processori.

Tutto è ancora in fase di studio, ma le ricerche fanno ben sperare.

Concludiamo con una battuta: una volta per deridere chi stava troppo davanti al PC, si diceva che quando il tizio si ammalava, prendeva un virus anche il computer. Con l’avvento dei pc biologici sarà meglio stare attenti!

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