Quale etica nella concorrenza?



Ieri notte Steve Jobs è morto, a soli 56 anni, a causa delle sue ormai precarie condizioni  di salute. Tutta la rete e le testate giornalistiche gli hanno dedicato un articolo, e molti personaggi hanno espresso il loro cordoglio. La Apple di Steve Jobs è autrice di numerose innovazioni in ambito informatico. Molte aziende informatiche, anche direttamente concorrenti di Apple, hanno reso omaggio al personaggio. Mentre invece, c’è anche chi non ha dimostrato il minimo rispetto per un uomo morto.

Richard Stallman, il presidente della Free Software Foundation (una fondazione che sostiene il software libero e che è nota per avere introdotto le licenze GNU), ha dichiarato di essere contento che Steve Jobs non abbia più una presenza nel mondo dell’informatica. Richard Stallman è noto per essere un promotore del software libero. Tuttavia, la sua linea di pensiero è molto più chiusa di qualsiasi software non-libero: infatti, la sua promozione dei programmi open-source vede quelli commerciali come se ricalcassero il lato negativo della tecnologia. In pratica, un’ideologia che non rispetta minimamente quello che dovrebbe essere un confronto etico tra due diversi lati dell’informatica: quello libero e quello commerciale. Ognuno può avere precise opinioni su questi due lati profondamente diversi tra di loro ma che possono convivere. Ma un cultore del software libero non può condannare chi, invece, predilige il software commerciale, come se fosse blasfemo. Richard Stallman è arrivato a definire Apple come “l’impero del male”, solamente perché sforna software chiuso. Secondo lui, l’influenza di Steve Jobs sull’informatica è stata maligna. Il sistema operativo libero Linux presenta un’interfaccia ad icone: chi fu tra i principali promotori di tale interfaccia? E chi ebbe un importante ruolo nell’ideazione del concetto di mouse? In entrambi i casi, la Apple di Steve Jobs e questo è “genio” perché ha posto il comando non sulle dita ma sugli occhi tramite un puntatore su uno schermo. Senza queste innovazioni, Linux, come Windows, sarebbe utilizzabile con la sola tastiera e senza alcun supporto grafico. Richard Stallman, che promuove software libero (quindi, anche Linux), dovrebbe essere riconoscente a Steve Jobs, mentre invece non ne ha avuto neanche rispetto nella circostanza della sua morte. La comunità open-source dovrebbe incarnare precisi ideali etici. Questa volta, invece, hanno dimostrato più etica le grandi aziende di software chiuso, che hanno saputo andare oltre le concorrenze di mercato. Steve Ballmer, CEO di Microsoft, ha posto le sue personali condoglianze per la morte di Steve Jobs. Google, un’altra azienda condannata da Richard Stallman, ha pubblicato il nome del cofondatore di Apple sulla homepage, con tanto di link di rimando al sito web ufficiale dell’azienda di Cupertino (e, aggiungo, un link vero, senza attributi nofollow che ne snaturano il valore dal punto di vista tecnico). Ho sempre dubitato degli ideali etici di Mark Zuckerberg, soprattutto dopo le sue affermazioni riguardanti il vegetarianesimo. Eppure persino il fondatore di Facebook ha dimostrato rispetto per la morte di una persona, inviando anche lui le sue personali condoglianze. In ogni caso non c’è onorabilità umana quando si plaude alla morte.

Questo episodio dimostra come sulle grandi aziende informatiche vi siano spesso dei pregiudizi. Chi sostiene software libero condannando quello commerciale, semplicemente va contro quella che dovrebbe essere una libertà di pensare. E chi sembra godere della morte di una persona, va contro anche a principi di elementare rispetto del prossimo: come già sottolineato, costui è privo di onorabilità umana. Oggi, a differenza di Microsoft e di altre aziende, è la comunità open-source (e, nello specifico, la Free Software Foundation nella figura di Richard Stallman) a doversi porre delle questioni etiche.

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  • http://www.macitynet.it/macity/articolo/Richard-Stallman-Frainteso-su-Steve-Jobs/aA54991

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