Raffreddamento ad acqua per sconfiggere il calore



La potenza dissipata da un processore di fascia alta può raggiungere i 100 W. Per combattere il calore generato, molti utenti si affidano al raffreddamento ad acqua, che garantisce un’azione particolarmente efficace su una cpu e una soluzione attraente anche per gli utenti avanzati. Tuttavia bisogna prestare molta attenzione. Le CPU infatti  vengono raffreddate in modo ottimale, ma i componenti vicini sulla scheda madre si scaldano ulteriormente. Nelle prove di laboratorio,un sistema ha raggiunto valori pericolosamente elevati: fino a 179°.

Si rischia quindi di guastare gravemente la scheda madre. Intorno allo zoccolo del processore sono solitamente presenti dei componenti ad elevata dissipazione di potenza, che quindi producono più calore. Questi componenti comprendono soprattutto i regolatori di tensioni e le bobine che alimentano il processore con correnti anche di 90 A. Le tradizionali ventole della CPU raffreddano questi componenti sulla scheda madre tramite lo spostamento dell’area circostante.

 Se però viene a mancare questo flusso d’aria prodotto dalla ventole della CPU, quando per esempio si usa il raffreddamento ad acqua, la temperatura di questi componenti aumenta in modo molto pericoloso. Dati esatti per questo scenario. Passando da raffreddamento ad aria a quello ad acqua, la temperatura dei componenti indicati in precedenza aumenta fino ad un massimo di 80°. In caso di carico massimo della CPU, il chip si riscalda fino a 179°: un valore superiore a quello consentito dalle specifiche relative a questi componenti, in caso di funzionamento continuo, il chip si guasterebbe subito. Se si utilizza il raffreddamento ad aria, lo stesso componente raggiunge sempre i 100°, ma si tratta di un valore ancora accettabile.

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