Recensione di Diablo III



Dodici anni sono tempo di attesa decisamente lungo per un gioco, ma è il tempo che i fedelissimi di Diablo hanno dovuto attendere prima di vedere sul mercato un nuovo episodio del loro gioco preferito. Diablo II, infatti, è stato rilasciato nel lontano 2000. Blizzard ha imparato molto nell’ultimo decennio ed ha sapientemente applicato queste lezioni alla progettazione di Diablo III.

Ad un livello base, Diablo III è ancora lo stesso gioco, ma con dei nuovi e flessibili sistemi di abilità che vi invitano a ripensare in maniera continua il vostro personaggio.

Alcune persone amano Diablo III per la sua storia, il pezzo forte in più rispetto al suo predecessore, ma anche perché è un gioco pieno di colpi di scena imprevedibili. La storia, alla fine, è decisamente utile per legare insieme i vari dungeon e le varie missioni, che sono il vero punto di vantaggio di questo gioco rispetto ai suoi concorrenti.

Ci sono inoltre innumerevoli piccole differenze tra Diablo II e questo terzo capitolo che potrebbero alla fine essere un po’ uno shock per i veterani della serie Diablo, ma ben presto la logica implacabile dietro a tutte queste modifiche viene fuori.

Diablo III infatti incoraggia una modalità di gioco più aggressiva, che punta molto dunque sul combattimento.

Tra i punti di forza ci sono i controlli che rendono piacevoli i combattimenti, le classi di personaggi che sono altamente personalizzabili in base a ciò che vi piace di più, dei luoghi davvero entusiasmanti ed una serie di livelli che bisogna esplorare fino in fondo per poterli assaporare.
Tra i punti negativi di questo gioco c’è l’obbligo di avere una connessione, cosa che può causare delle grandi frustrazioni e che va un po’ contro la logica tradizionale degli RPG. Alla fine dei conti si rivela un gioco che, per gli amanti del genere, è da non perdere.

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