RECENSIONE: Need for Speed Undercover – Xbox 360



Dopo il passo falso commesso nel precedente titolo (ProStreet), EA cerca di tornare al passato impostando questo nuovo episodio di NFS in maniera più classica, similarmente a quanto visto in Hot Pursuit 2 e Most Wanted, 2 dei migliori titoli della serie.

Ma, a differenza dei precedenti titoli, la novità sta nel fatto che qui si avrà l’opportunità di lavorare per entrambi i lati della legge.

E così, come ci informeranno Maggie Q e Christina Milian durante i filmati in stile cinematografico che inframezzano l’evolversi del gioco, il nostro compito sarà quello di infiltrarci in un giro di contrabbando e corse clandestine come “street racer” e convincere gli altri membri del giro che siamo uno di loro. In termini di gameplay, questo significa che prenderemo parte alle consuete gare point-to-point e a vere e proprie battaglie sui circuiti per incrementare il nostro status di street racer; ci saranno poi alcune varianti come sbattere fuori auto della polizia nelle missioni di “danni allo stato”. Altre missioni comprenderanno anche varie “consegne di merce”, con tutto quello che questo implica, incluso guidare alcune delle migliori auto presenti nel gioco. E fin qui siamo nello stile e nelle atmosfere di Most Wanted.
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Le cose cambiano nel momento in cui passiamo dalla parte della legge. Qui le missioni assomiglieranno a Burnout o al vecchio Chase HQ e consisteranno nel fare letteralmente a pezzi le auto dei membri della malavita per procedere alla loro cattura.

Rispetto a ProStreet il gioco è stato rivoluzionato. Il modello di guida ha abbandonato lo stile puramente arcade e si è spostato su una componente più simulativa: sottosterzo e sovrasterzo si notano ora in qualunque circostanza e variano in base al tipo di auto utilizzata.
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Per la maggior parte del gioco Undercover funziona. Ma in realtà, ad una analisi più approfondita e con il trascorrere delle ore di gioco, sembra quasi che Electronic Arts abbia tolto molto più di quanto abbia aggiunto.

Ad esempio, le sezioni di modifica dell’auto (una delle parti fondamentali della serie) sono state ridotte a poco più di qualche modifica e restyling estetico della propria vettura.

In conclusione: Undercover tenta di guardare al passato, muovendosi, al contempo, in avanti. Il risultato è discutibile anche da un punto di vista puramente tecnico: il frame rate non è costante e le strade delle città sono desolatamente vuote per gran parte del gioco.

Ma, tutto sommato, non possiamo dire che Electronic Arts non ci abbia dato quanto chiedevamo a gran voce dopo il flop di ProStreet.

Voto: 7

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  • tuonoazzurro

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