Spam Mail. Spamming e pubblicità indesiderata inviata dagli Spammer.



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Tecnicamente lo spam mail non è una vera minaccia alla sicurezza del nostro Pc ma può comunque portare con sé minacce vere e proprie e inoltre è la forma più fastidiosa di pubblicità.
L’invio di spam mail o spamming è la spedizione di massa di grandi quantità di messaggi pubblicitari.

La parola, che originariamente indicava solo un tipo di carne in scatola tuttora in commercio e che durante la Seconda Guerra Mondiale era onnipresente nelle razioni assegnate ai cittadini inglesi, ha iniziato a essere usata con il senso attuale a seguito di un famoso sketch del gruppo comico inglese dei Monty Python. Nella scenetta un cliente cerca di mangiare in un locale in cui tutti i piatti proposti dalla cameriera sono a base di Spam.

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Mentre l’avventore cerca disperatamente e inutilmente di ordinare qualcosa che non contenga la carne in scatola spam un gruppo di vichinghi presente nel locale canta, cori che inneggiano all’alimento spam. Da allora le proposte commerciali non richieste , insistenti e difficili da evitare sono dette spam.
L’obbiettivo principale dello spamming è la pubblicità e le categorie più attive sono i siti con contenuti per adulti e quelli che vendono farmaci senza ricetta. Ma come si finisce negli elenchi degli spammer? Lo spammer, cioè l’autore dei messaggi spam, manda messaggi identici o in parte personalizzati a migliaia di indirizzi e-mail ottenuti in vari modi (peresempio da internet, da database o creati a caso combinando nomi e server diffusi).

Lo spamming è spesso paragonato alla cosidetta posta-spazzatura (junk mail), cioè ai cataloghi e alle offerte promozionali che vengono inserite nelle caselle postali da società di vendita per corrispondenza e supermercati. In realtà lo spamming è più subdolo e fastidioso non solo per la quantità di messaggi che un utente medio riceve ma anche perché, mentre i costi di produzione e distribuzione della posta cartacea sono pagati dal mittente, lo spam aumenta i costi per noi perché è il nostro fornitore di servizi internet (ISP) a rimetterci in termini di banda, tempo di elaborazione e spazio per immagazzinamento, senza contare il tempo che perdiamo quotidianamente per eliminare i messaggi di spam.

I più grandi ISP come America OnLine dichiarano che da uno a due terzi della capacità dei loro server di posta elettronica viene consumata dallo spam. I fornitori di servizi internet proibiscono l’invio di spam ai loro abbonati ma gli spammer usano dati falsi e account multipli per poter continuare il loro “lavoro” indisturbati.

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Come difenderci dallo spam-mail.
Ci sono vari programmi e servizi che possiamo usare per ricevere meno spam. come ad esempio l’utilizzo di e-mail temporanea usa e getta che si autodistruggono dopo un certo lasso di tempo dalla loro creazione. Si tratta di account e-mail temporanei creati solo se ci si vuole registrare a qualche servizio internet ma non si desidera fornire l’indirizzo reale per paura di essere sommersi, poi, dallo spam-mail.

Anche i fornitori di account email tradizionali ci mettono a disposizione alcuni servizi integrati per difenderci dallo spam. Alcuni rifiutano i messaggi provenienti dai server riconosciuti come spammer (con una tecnica che si chiama bloccaggio) mentre altri analizzano il contenuto dei messaggi e-mail ed eliminano quelli che sembrano spam (quest’ultima tecnica si chiama filtraggio).

Anche se il bloccaggio permette di ridurre la banda sprecata perchè rifiuta i messaggi spam prima che raggiungano il nostro server, il filtraggio è in genere più preciso.  Per esempio un filtro spam del nostro sistema di posta elettronica può decidere di considerare spam tutti i messaggi che contengono le parole Viagra o Pharmaceuticals.
Per aggirare questo tipo di protezioni gli
spammer scrivono spesso in modo sbagliato i nomi dei loro servizi, proponendoci per esempio Viaggrra o Farmacceuticals.
I sistemi di filtraggio più accurati usano tecniche di apprendimento: il filtro
anti-spam “osserva” quali messaggi effettivamente consideriamo spam e impara a eliminare anche quelli che contengono parole volutamente errate.

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