Twitter accetta la censura



Twitter annuncia che sta mettendo a punto una nuova tecnologia per censurare, su richiesta di un governo, i contenuti del proprio social network.

Questa decisione è annunciata guardacaso poco prima dello sbarco in Cina della cinguettante piattaforma di micro-blogging.
La decisione sarebbe strutturata nel seguente modo: su richiesta del governo (Cinese, Russo, magari anche un governo Europeo), l’amministrazione del network censurerà in quel paese, mantenendo i contenuti visibili negli altri, commenti e tweet scomodi.

Decisione abbastanza controversa che però non è isolata nel mondo dell’informatica, in quanto già Yahoo nel passato era balzata tristemente agli onori delle cronache per il suo comportamento in Cina.

Le motivazioni sono spiegate in un post sul blog ufficiale, che riassunto dice più o meno così: fino ad oggi abbiamo operato in stati dove esiste la cultura della libertà, dove al massimo la censura si limitava, in Germania, a qualche contenuti Nazi o particolarmente pesante. Adesso andiamo nei paesi dove non esiste la libertà e ci adeguiamo. Prima di togliere il tweet avviseremo l’utente e gli diremo in quali paesi non è più disponibile il suo contenuto.

Poichè evidentemente dopo questo messaggio sono stati sommersi di messaggi e email di protesta, alle 18 di ieri (27 gennaio) è uscita una precisazione: non censureremo preventivamente i contenuti ma solo su richiesta degli stati.

Questa decisione probabimente non appannerà l’immagine di Twitter in occidente, ma sicuramente costituisce un precedente pericoloso. Nel momento in cui un qualsiasi paese “democratico” decidesse di censurare qualcosa, non avrebbe che da chiedere. A prescindere dalle leggi in vigore in quello Stato.

Ciò che infatti non viene spiegato da nessuna parte è “chi” dovrebbe chiedere di togliere il contenuto scomodo: il premier? un ministro? funzionari?

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