Twitter si censura: le reazioni



La notizia del proposito di Twitter di censurare i contenuti degli utenti, su richiesta dei governi, ha lasciato stupiti moltissimi internauti, negli USA, dove il cinguettio è diffusissimo, ma anche in giro per il mondo.

Una delle reazioni più importanti è arrivata da un noto dissidente cinese, Ai Weiwei, che dichiara “se Twitter censura, io non lo uso più”. D’altronde per molti attivisti anti-regime in Iran e Cina, twitter è diventato uno dei principali strumenti per parlare delle proprie attività e per rendere noti al mondo gli abusi che subiscono le popolazioni. Sentirsi traditi da qualcosa che si considerava un simbolo di libertà non è certo incoraggiante.

Un’altra reazione arriva da Reporter Senza Frontiere, che chiede, fra le altre cose, che atteggiamento avrà Twitter nei confronti del governo turco, nel caso questo chiedesse di censurare contenuti riguardanti il popolo turco.

Molti riflettono su che cosa possa essere censurato o no. Ad esempio in Germania e Italia sono reati l’apologia di fascismo o il razzismo, ma chi decide cosa è fascismo o razzismo, senza un processo? E in Francia, dove è appena stata approvata una legge sul negazionismo del genocidio armeno, potrebbero essere censurati tweet sul tema? In alcuni paesi dell’est europeo è reato l’apologia di comunismo, quindi potrebbero venire censurati, ad esempio, post su Che Guevara?

Sono domande a cui i gestori del social network non rispondono. Certo la decisione è piuttosto grave, potrebbe dare adito all’arbitrio dei singoli e, in definitiva, rappresenta una limitazione della libertà.

Certamente, siamo liberi di non usare più Twitter.

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