Web 2.0 – Revolution or Just Fashion?



Il web 2.0 è sicuramente l’argomento che negli ultimi 12 mesi ha fatto più discutere i siti specializzati, ognuno ha cercato di dare una propria definizione di Web 2.0 e le opinioni si sono divise tra chi afferma che sia soltanto una moda passeggera e chi scommette che sia una vera e propria rivoluzione nel mondo di Internet che modificherà completamente il modo di creare e visitare i siti.

Ma cerchiamo di capire meglio cosa sia il Web 2.0.

Non esiste una definizione precisa, in quanto è un concetto molto astratto, ma ci sono molte frasi, concetti ed entità che possono chiarirci le idee.

Innanzitutto alla base del Web 2.0 c’è la condivisione: la condivisione delle idee, delle immagini, dei bookmarks.
Un altro concetto “rivoluzionario” introdotto dal web sono le Tags, ovvero delle “etichette” con le quali possiamo catalogare qualsiasi, veramente qualsiasi, cosa. Le Tags possono essere strutturate gerarchicamente, ovvero posso creare dei sottoinsieme di oggetti appartenenti a più tag specifiche in modo annidato.

Per chiarirci le idee facciamo un po’ di esempi: i siti e i servizi Web 2.0 più popolari e che probabilmente usate quotidianamente sono:

Flickr.com (Il sito più popolare di gestione e condivisione di immagini, di proprieta di Yahoo!)

Gmail.com (L’innovativo servizio di WebMail fornito da Google, il primo a fare uso delle tags per organizzare la propria casella di posta elettronica.)

Google AdSense (L’altrettanto innovativo servizio di pubblicità mirata al contenuto offerto da Google)

Last.fm (Last.fm rappresenta probabilmente la vera rivoluzione della musica su Internet, fornisce streaming radio secondo le preferenze degli utenti, basandosi su un database di centinaia di migliaia di ascoltatori, gruppi di utenti accomunati dagli stessi interessi/gusti musicali etc.. e tantissimi altri servizi, la maggior parte dei quali completamente gratuiti)

Del.icio.us (Il maggiore sito di social bookmarking, anch’esso acquisito da Yahoo!, ovviamente fa un uso intensivo di tags, sia a livello globale che personale)

Writely.com (Un Word Processor basato interamente sul web, grazie ad un’interfaccia utente realizzata in Ajax, tecnica di sviluppo web che miscela XML e Javascript favorendo l’usabilità e la praticità)

Google Maps (Il ben noto servizio di mappe che, grazie alle sue API, può essere integrato nelle pagine web da qualsiasi sviluppatore)

Ovviamente tenere a bada tutti questi siti risulta piuttosto dispersivo per chi ne fa un uso intenso, in questo caso vengono in aiuto siti come Netvibes.com, delle vere e proprie Home Page personalizzate dove ogni profilo di decine di siti come quelli sopraelencati può essere gestito in modo rapido, con una visione d’insieme molto comoda.

Addentrandoci in qualche dettaglio più tecnico, dobbiamo riconoscere l’enorme potenza e versatilità dell’XML, grazie al quale è stato possibilire realizzare i feed RSS, decisivi nello sviluppo del Web 2.0.
Per quanto riguarda invece l’aspetto grafico, che nel Web 2.0. risulta essere sensibilmente più curato e di impatto, ci si basa esclusivamente su javascript e css, cercando di evitare, per quanto possibile, l’utilizzo di Flash.
Servizi più complessi come quelli offerti da 37signals.com, fanno uso di Ruby on Rails, framework open source per le applicazioni web di recentissima concezione che permette di sviluppare con una modestissima quantità di codice applicazioni veramente interessanti e performanti.
Ruby on Rails si basa su un modello, un pattern, chiamato MVC, usato frequentemente nella programmazione ad oggetti, le cui linee guida sono la separazione dell’organizzazione dei dati, dell’interfaccia utente e del controllo sulle azioni del programma.

In conclusione, la prerogativa principale del Web 2.0 è la decentralizzazione, lo spostamento dell’ambiente di lavoro, ma anche di svago e di intrattenimento, dal desktop al Web; la condivisione generalizzata delle informazioni e delle conoscenze.
Una delle critiche più aspre che è stata sollevata contro l’intero concetto di Web 2.0 è la violazione della privacy, che si rende necessaria nel momento in cui si decide di attuare la condivisione delle risorse e la transizione dal desktop al Web; ovviamente tutto questo è a completa discrezione dell’utente finale che può, ovviamente, decidere cosa condividere e cosa no: se, per esempio, pochi avrebbero da obiettare riguardo alla registrazione dei propri ascolti musicali su Last.fm, molte più persone potrebbero considerare controproducente, o comunque fastidioso, lo sharing dei propri bookmarks.

Sta ad ogni singolo utente decidere cosa rendere pubblico e cosa mantenere privato e riservato: il Web 2.0 ci dà questa opportunità, se le masse saranno in grado di capirla, apprezzarla e sfruttarla si creeranno modi completamente diversi di vivere e pensare il web; se così non dovesse essere, il Web 2.0 rimarrà semplicemente un bellissimo esercizio di stile mai concretizzatosi realmente.

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